Cittadino occidentale in vacanza in Asia. È questo l’identikit medio di un fenomeno in costante crescita. Quello dei begpackers, che nasce dalla contrazione di due parole beg (mendicare) e backpacker (coloro che viaggiano con il sacco in spalla). Turisti, se cosi si possono definire, che raggiungono la loro meta con nulla o quasi in tasca e che, cappellino o piattino alla mano, chiedono aiuto finanziario per completare il loro viaggio.
Accade soprattutto in Thailandia, Cambogia o Malaysia, paesi economicamente svantaggiati rispetto a quelli di provenienza dei begpackers.
La crescente diffusione di turisti bianchi che chiedono l’elemosina sta suscitando indignazione sui social e inizia ad irritare anche le popolazioni locali tanto che il Vietnam li ha dichiarati non graditi.
Prende sempre più piede anche la versione online del “beg-packing”, vale a dire il lancio di progetti di crowfunding per finanziare il proprio giro attorno al mondo. Una cultura che sembra andare a braccetto con l’esplosione di account social e blog di viaggio che fanno sembrare destinazioni lontane alla portata di tutti.






