Ma come, lo scorso mese i fulmini e questo i temporali? Non sono la stessa cosa? No, non lo sono, anche se un fenomeno dipende dallâaltro. Se infatti i fulmini li troviamo principalmente nei temporali (ma non solo, vedi scorsa puntata), il fenomeno dei temporali è complesso e articolato, a partire dalla loro formazione e tipologia. La successione vien dunque naturale: dal fenomeno circoscritto, il fulmine appunto, a quello piĂš ampio che lo genera.
E di cose in piĂš da dire e spiegare ce ne sono parecchie. Per farlo, come da tradizione di questa rubrica, ci appoggeremo sullâesperienza e la conoscenza del meteorologo di Locarno Monti Luca Nisi. Ma come la scorsa volta, un interlocutore in piĂš ci fornirĂ anche un altro punto di vista, quello del cacciatore di temporali per passione (e in parte professione). Si tratta di Dean Gill, pure lui meteorologo per MeteoSvizzera, ma sullâaltro lato delle Alpi, presso il Centro Regionale Ovest di Ginevra.
Che cosâè un temporale
âIl temporale è un fenomeno molto caotico, forse uno dei piĂš caotici considerando la fisica dellâ atmosferaâ esordisce Luca Nisi. A livello di definizione si tratta di una perturbazione atmosferica a livello locale. âEssendo molto caotici sono pure molto difficili da studiare, anche se abbiamo diversi strumenti per analizzarne alcune caratteristiche. Il temporale è un fenomeno convettivo, ovvero una struttura che ha al suo interno correnti che salgono verso l'altoâ. Tipicamente il temporale è accompagnato da dei fenomeni che son ben visibili: forti rovesci, fulmini, raffiche di vento e grandine. âQuello che definisce il temporale, differenziandolo dal rovescio, è proprio la presenza di fulmini, quindi anche in presenza di un forte aumento di intensitĂ della pioggia sul breve periodo, ma in assenza di fulmini, per definizione si resta nel campo dei âsempliciâ rovesci. Diventa un temporale dal momento che viene registrata la prima scarica elettrica, anche solo allâinterno della nuvolaâ.

Temporale e fulmini
Il cumulonembo, deus ex machina del temporale
Non câè temporale senza cumolonembo, le particolari nuvole allâorigine del fenomeno temporalesco. Un assioma abbastanza scontato per chi è del campo, ma come, quando e perchĂŠ si sviluppano i cumulonembi? âLa causa è da ricercare nell'instabilitĂ dell'aria, quindi quando ci sono delle condizioni a livello termodinamico che fanno sĂŹ che l'aria salga verso l'alto e salendo â per espansione â si raffredda e condensa, creando le prime goccioline di acqua e di pioggia. Salendo ulteriormente le goccioline si ghiacciano trasformandosi in cristalli di ghiaccioâ. Ma facendo un passo indietro e tornando allâinstabilitĂ , questa la si trova tipicamente quando abbiamo aria molto calda nei bassi strati e aria piĂš fredda al di sopra: âSappiamo dalla fisica che l'aria calda è piĂš leggera rispetto a quella fredda quindi, per la spinta di Archimede, con il galleggiamento tenderĂ a salire. Ă un poâ come quando immergiamo un palloncino sott'acqua che tende ad andare verso l'alto a causa della differenza di densitĂ . Nel caso del palloncino, la differenza di densitĂ fa sĂŹ che ci sia questa spinta di galleggiamento, un poâ la stessa cosa avviene con lâaria calda e freddaâ.

Temporali organizzati in un gruppo di multicelle in arrivo dalle Alpi Orobie verso il Ticino la sera del 28 agosto 2022. Cumuli congesti e cumulonembi del tipo Calvus
Bisogna quindi immaginare come una sorta di âbolleâ d'aria che, tipicamente a causa del forte riscaldamento del terreno durante la stagione calda dell'anno (da maggio a settembre inoltrato di norma), salgono dal terreno e condensando formano una nuvola temporalesca. âL'aria non è obbligata a salire verso l'alto unicamente quando abbiamo un forte irraggiamento solare estivo, per esempio giĂ l'arrivo di aria piĂš fredda, quindi un fronte con aria piĂš fredda rispetto a quella che troviamo in un dato momento, fa scivolare questâultima, piĂš pesante, sotto quella calda che si ritrova forzatamente a salire. Si tratta della seconda modalitĂ con cui si possono formare i cumulonembiâ.
Le fasi di sviluppo di un cumulonembo
Il primo stadio è il
cumulo umile o addirittura solo un cumulo fratto (un pezzo di cumulo), âdove solitamente la base è un poâ piĂš larga della sua altezza, nonostante i cumuli siano dei tipi di nuvola a forte sviluppo verticaleâ. Il secondo stadio è il
cumulo mediocre, quando l'asse verticale del cumulo comincia a diventare uguale o addirittura a superare l'ampiezza della base della nuvola: âVedendolo in cielo ci dĂ giĂ una sensazione di verticalitĂ â. Il terzo stadio è il
cumulo congesto, in cui iniziano dei processi di formazione di precipitazioni: âSotto questo tipo di nuvola si possono di norma vedere le prime gocce, i primi deboli rovesciâ. Dal momento poi che abbiamo un primo fulmine ecco che diventa un temporale, che per formarsi però, oltre alla condensazione, ha bisogno anche del fenomeno del ghiacciamento, quando le gocce salendo arrivano in una zona sotto lo zero termico. âA questo punto abbiamo raggiunto lo stadio di cumulonembo, che può essere di vari tipi. Tra i due principali troviamo il
cumulonembo calvo, la cui sommità è piuttosto arrotondata, che ricorda a forma di cavolfiore e che penso tutti abbiano già visto durante qualsiasi stagione estiva. Oppure il piÚ conosciuto, il
cumulonembo a incudine, quando la nuvola mette una sorta di âcappelloâ. In questo caso le correnti ascensionali sospingono i cristalli di ghiaccio fino alla tropopausa, che è una zona di discontinuitĂ , e la corrente ascensionale non può piĂš salire ulteriormente e si espande orizzontalmente, formando il cappello che può estendersi anche diverse decine di chilometriâ.

Le fasi di sviluppo del cumulonembo e le sue tipologie
Le tipologie di temporali
I temporali possono essere suddivisi in tre grandi gruppi, a loro volta caratterizzati da differenti sottogruppi. Quello piĂš semplice è la singola cella: un singolo cumulonembo dotato di una propria dinamica, con al suo interno delle correnti ascensionali che portano lâaria calda e umida verso l'alto. Condensando e ghiacciando rilascia ulteriore energia termica, con la corrente ascensionale che può addirittura accelerare, dando vita a un temporale ben strutturato e a una corrente discendente nella quale cadono le gocce d'acqua, i chicchi di grandine o la gragnuola (chicchi sotto i 5 mm di diametro). âSi tratta del primo stadio e tipicamente sono conosciuti come i temporali di calore estivi, che avvengono nel tardo pomeriggio e si sviluppano di norma sopra i rilievi. Se osserviamo un'immagine radar o satellitare, lo riconosciamo proprio come una cella isolata e tra l'altro lo si vedrĂ con una forma molto arrotondata. Solitamente non ci sono venti, quindi non sono temporali longevi (30-60 minuti), ma essendo stazionari possono generare a livello locale quantitativi dâacqua importantiâ.

Il secondo gruppo sono le multicelle, degli agglomerati di celle singole. Tornando alla visualizzazione radar, in questo caso le si riconoscerĂ come un âcampoâ di precipitazione con numerosi massimi al suo interno. âSono magari 4, 5 o 6 temporali che si spostano insieme e le celle interagiscono tra di loro, generando una struttura piĂš caotica rispetto alla cella singola. Questa struttura è anche piĂš longeva, in quanto le celle continuano a rigenerarsi l'una con l'altra, aumentando lâintensitĂ del temporaleâ. Possono durare anche diverse ore e ci sono diversi sottotipi di multicelle: il citato agglomerato che può aver diverse forme e può essere largo alcune decine di chilometri, in casi estremi anche qualche centinaio di chilometri. Oppure si può avere un agglomerato sotto forma di linea: âĂ quando parliamo di perturbazioni temporalesche, quindi delle linee temporalesche che attraversano, come spesso capita, la Svizzera e il Ticino in modo molto violento, solitamente accompagnate anche da grandine e raffiche di vento. Poi abbiamo altri sottotipi, ma sono delle particolaritĂ che si possono riconoscere unicamente utilizzando un radar meteorologico o il satellite, a occhio nudo, sia per il profano, sia per lâesperto, sono molto difficili da distinguereâ.

Una supercella fotografata in Piemonte
Il terzo gruppo riguarda le supercelle, i temporali piĂš pericolosi e molto, molto violenti. Hanno una struttura molto precisa, caratterizzata da una corrente ascensionale e discendente come nella singola cella, ma la corrente ascensionale tende a roteare. âĂ quindi è un sistema quasi auto rigenerante: la corrente ascensionale stimola la rotazione del temporale e la rotazione stimola lei stessa le correnti ascensionali. Oltre a essere molto violenti sono anche parecchio duraturi. Abbiamo dei casi anche in Europa, dove le super celle hanno fatto centinaia se non migliaia di chilometri durando molte ore. La supercella è tipicamente il temporale che causa piĂš danni, con spesso grandine di grosse dimensioni, un'intensa frequenza di scariche elettriche e ovviamente raffiche di vento molto forti.

Una supercella fotografata negli Stati Uniti
Esiste poi anche una forma particolare di temporale, non legata alla struttura, il cosiddetto temporale di neve: âSi tratta di un fenomeno raro da osservare in pianura, ma piĂš frequente in primavera e nella prima parte dâestate ad alta quota. Nelle estati un poâ meno calde di questa, quando lâisoterma è in media a 3800 metri (questâestate è arrivato ben sopra i 5000 metri), se arriva un temporale a livello locale può far scendere la quota dello zero termico facilmente a 2600-2700 metri, ed ecco che sulle cime piĂš alte possiamo avere contemporaneamente fulmini e precipitazioni nevose: ecco il temporale di neve. Questi fiocchi di neve non hanno infatti avuto tempo di fondersi in quanto si trovano a temperature sotto lo zeroâ. Il temporale nevoso lo si può osservare a tratti anche a bassa quota, piĂš frequentemente a nord delle Alpi nel periodo tardo invernale primaverile, tipicamente nel mese di aprile.
Tornado, grandine, precipitazioni e venti â Dati e record
Uno dei fenomeni piĂš eclatanti e distruttivi associati ai temporali è sicuramente il tornado, che è chiaramente associato alle supercelle: âIn Svizzera sono piĂš unici che rari, anche se sono giĂ stati osservati, anche se su scala minore rispetto agli USA o alle restanti regioni dâEuropa. I temporali possono anche organizzarsi in gruppi di supercelle, ma in questo caso per trovarle dobbiamo spostarci lontani dalla Svizzera, in particolare negli Stati Uniti centrali in quella che è nota come la Tornado Alleyâ. Proprio ai tornado è associato anche il record di vento piĂš elevato registrato a livello mondiale: una raffica di 486 km/h. Spostandoci sulla grandine, ma rimanendo sempre nella stessa zona degli USA, in Nebraska e in Kansas sono stati osservati chicchi di grandine che hanno toccato i 15 centimetri di diametro per un peso totale di oltre un chilo. Per quanto riguarda lâintensitĂ delle precipitazioni una delle misurazioni che maggiormente colpisce sono i 38 millimetri (o litri per metro quadrato) in un minuto a Guadalupa. âA titolo di confronto a Losanna abbiamo un record di 41 millimetri, però su 10 minuti. Se puntiamo lâattenzione sullâaccumulo orario invece, che è quello che solitamente consideriamo per caratterizzare la pioggia durante un temporale, troviamo ben 305 millimetri in soli 42 minuti in Missouri, sempre negli Stati Uniti centraliâ.

Un tornado fotografato in Colorado (USA) nel 2010
Per quanto riguarda la Svizzera il record è detenuto da Locarno Monti con 91,2 millimetri in unâora nel 1987. A livello di vento nel nostro Paese è invece il Canton Glarona a brillare: nel luglio 1985, a una quota di soli 517 metri, è stata misurata una raffica di 190 chilometri orari, âun valore estremamente elevato per le basse quoteâ. I chicchi di grandine piĂš grandi li troviamo invece sull'Altopiano, ma anche nel Mendrisiotto: âIn entrambi i luoghi in passato sono stati registrati dei chicchi di grandine con un diametro massimo di 6-7 centimetri. Con una differenza: sullâAltopiano erano sferici e quindi piĂš pesanti, nel Mendrisiotto erano invece di forma piuttosto appiattita, quindi con un potenziale dannoso inferiore (agricoltura esclusa)â. Il motivo di questa forma particolare âappiattitaâ è ancora piuttosto dibattuta. I danni da grandine piĂš importanti in Svizzera vengono infatti rilevati nella regione dellâEntlebuch/Lucerna, rispettivamente - quando passano le supercelle sullâAltopiano - soprattutto nel corridoio tra Berna e Zurigo.

Una supercella sopra lâAltopiano bernese vicino a Burgdorf
In generale la zona dove si sviluppano i temporali con maggiore frequenza, come giĂ spiegato per i fulmini, è la zona equatoriale, dove il fenomeno è praticamente giornaliero. Per quanto riguarda lâintensitĂ , la potenza per intenderci, ci si deve invece spostare alle medie latitudini, Svizzera compresa. Lo scettro è però saldamente in mano alla giĂ citata Tornado Alley (Oklahoma, Nebraska, Kansas, Colorado e Missouri). Anche lâEuropa è però un âhotspotâ di temporali violenti e in particolare lo sono le zone di pianura. âSe invece delle Alpi avessimo avuto pianura, la Svizzera si sarebbe trovata proprio al centro di una âTornado Alleyâ europea con fenomeni violenti e tornado frequenti. In questo caso quindi le montagne ci proteggonoâ. Su scala minore, a livello svizzero le âzone caldeâ per la frequenza sono invece localizzate a Sud delle Alpi, in particolare nel Sottoceneri (Malcantone e Luganese), nella regione del giĂ citato Entlebuch e nellâArco Giurassiano. I temporali piĂš violenti invece si formano di norma a sul versante nordalpino, nelle Prealpi e sullâAltopiano. âIn presenza di ondate di caldo e siccitĂ stiamo invece osservando che gli hotspot tipici non si confermano, ma tendono a spostarsi nella regione alpina, dove nonostante le condizioni poco favorevoli riescono a svilupparsi comunque dei temporali, seppur con una frequenza limitataâ.
Conseguenze, allerte e gradi di pericolo
I temporali provocano poi anche molte conseguenze indirette: le forti precipitazioni, ma anche i grandi accumuli di grandine nelle cittĂ , possono causare allagamenti. Ci sono poi gli scoscendimenti e le frane causate sempre dallâacqua. Anche il vento può causare danni importanti agli stabili e alla vegetazione (sradicamenti). Infine i fulmini, come visto nellâultimo contributo, sono allâorigine delle folgorazioni (uomini e animali), ma anche e soprattutto di incendi di boschi e di edifici.

Sradicamento e rotture di alberi presso Locarno il 5 giugno 2022. Le raffiche di vento legate a una violenta linea temporalesca hanno raggiunto i 100 km/h
Per prevenire o mitigare queste conseguenze vengono diramate le allerte e MeteoSvizzera lo fa per i temporali piĂš violenti: âQuesto non è sempre chiaro al grande pubblico, noi non mandiamo allerte per tutti i tipi di temporali, ma solo per i piĂš violenti, quelli che generalmente sono correlati a danni o addirittura quando alcuni fenomeni potrebbero essere pericolosi per la vitaâ. Le allerte sono quindi in particolare due: il livello 3, il primo stadio che determina lâallertamento per temporale violento, nel quale ci si aspetta raffiche di vento comprese tra 90 e 120 chilometri orari, degli accumuli di precipitazioni orarie tra 30 e 50 millimetri e la possibilitĂ di avere dei chicchi di grandine fino a 2-4 centimetri di diametro. Lâallerta è diramata anche se solo una di questa condizioni è soddisfatta. Si sale poi al livello 4, il livello massimo che riguarda temporali molto violenti: in questo caso ci si può attendere raffiche oltre i 120 km/h, accumuli orari superiori ai 50 millimetri e grandine di diametro superiore ai 4 cm.

La forza devastante dell'acqua
Il Quotidiano 08.11.2021, 19:00
Temporali e cambiamento climatico
Anche se vale quanto giĂ detto per i fulmini (vedi correlato), qualcosa in piĂš sulla relazione temporali e riscaldamento climatico si può dire, pur coscienti che di certezze ancora non ce ne sono. âPiĂš lâaria è calda e maggiore è la quantitĂ di vapore acqueo che può essere presente, ma non è certamente lâunico parametro per la formazione e il processo dâintensificazione dei temporali. Ă molto importante anche la struttura verticale della temperatura, ovvero come diminuisce la temperatura con la quota, e questo è ancora un tema molto dibattuto nella comunitĂ scientifica: come cambierĂ la temperatura negli strati piĂš alti dellâatmosfera a causa del riscaldamento globale? Quello che vediamo negli scenari climatici è che, nonostante le estati saranno sempre piĂš siccitose e caratterizzate da ondate di caldo, saranno intervallate da momenti con precipitazioni intense e i quantitativi di pioggia durante i fenomeni piĂš intensi potrebbero aumentare ulteriormente del 10-20%. Sulla frequenza maggiore o minore è invece molto difficile esprimersiâ. Saremo quindi confrontati con un'estremizzazione dei fenomeni: lunghi periodi siccitosi e probabilmente pochi periodi con precipitazioni, ma magari con temporali anche molto violenti. âPenso che questa e a scorsa estate (2021 e 2022) sia stato veramente un esempio che possiamo prendere come indicazione di quello che potremo avere in futuro, sempre secondo i modelli climaticiâ.
A caccia di temporali (e tornado) con Dean Gill
Tanti dati per lo studio e la comprensione dei temporali li abbiamo anche grazie a dei cacciatori per passione. No, non si tratta di girar per boschi e montagne imbracciando il fucile per sparare al cielo, ma di rincorrere i temporali per osservarli, fotografarli e studiarli da vicino. UnâattivitĂ particolare, che comporta anche parecchi rischi e che ha come motore principale la passione. Dean Gill, meteorologo a Ginevra è uno di loro. Con lui abbiamo voluto capire come si sviluppa lâattivitĂ di un cacciatore di temporali.

Un tornado fotografato da Gill in Kansas nel 2013
âLa voglia di inseguire i temporali nasce da un evento particolare: lâ11 settembre 1970 avevo cinque anni ed ero nella casa dei nonni a Padova e câè stato un tornado. Era giĂ buio, non lâho visto direttamente, ma lâho sentito eccome e mi ha davvero impressionato. Penso che abbia scatenato qualcosa dentro di me, il seme era ormai gettato e da allora non ho mai smesso di rivolgere lo sguardo al cieloâŚtanto da poi in seguito scegliere la meteorologia come mestiere.â
Gill va a caccia di temporali un poâ ovunque: soprattutto in Svizzera e nella vicina Francia (vive a Ginevra), ma anche tanto nella Pianura Padana, come visto sopra uno degli hotspot europei per temporali e tornado. Tornado che Gill segue anche nella mecca di questi fenomeni: una volta allâanno si reca infatti nella Tornado Alley negli Stati Uniti. âSenza dimenticare il Ticino, ormai il Monte Brè è quasi una seconda casa, qui mi piazzo per osservare i temporali sopra il golfo di Lugano e fotografare i fulmini che colpiscono il San Salvatore, davvero uno scenario imperdibile. La zona tra il lago di Lugano e quello di Como è la zona con piĂš fulmini in Europa, quindi il Ticino meridionale è davvero una zona ideale per i temporaliâ.

Una delle situazioni e uno dei luoghi preferiti da Gill: i fulmini sopra il San Salvatore
Una passione che è strettamente correlata alla professione, una attinge allâaltra e viceversa: âCon gli anni di osservazione ravvicinata lâesperienza diventa sempre piĂš ampia, e questo influisce anche sul modo di fare le previsioni sui temporali, un fenomeno davvero complesso assimilabile a un essere vivente che nasce, che vive, che si nutre di umiditĂ e di calore e che infine muore. Anche se devo dire che resta tuttâoggi probabilmente il fenomeno piĂš difficile da prevedere, soprattutto la sua localizzazione precisaâ.
Le âbattuteâ di caccia, i tornado, i fulmini e gli spaventi
Ma come funziona una giornata tipo, o meglio una âbattutaâ di caccia? âSi inizia circa 2-3 giorni prima, ci si fa una prima idea guardando i modelli meteorologici che fanno simulazioni un poâ grossolane dellâatmosfera. Poi, avvicinandosi al giorno giusto si guardano modelli con una risoluzione migliore per finalizzare gli obbiettivi. Poi pian piano si abbandonano i modelli per capire cosa stia davvero succedendo con i satelliti, i radar, le temperature e la disposizione dei venti in quella regione, cercando le convergenze. Con questi dati si elabora quello che si chiama âtargetâ, un poso dove ci si apposta ad aspettare il temporale. Unâattesa che può durare anche ore e talvolta inutilmente⌠è sempre difficile, direi che il tasso di successo è circa del 50% per i temporali, per i tornado scendiamo al 10-20%.â
Proprio anche pensando a questi ultimi, ma non solo, una domanda sorge spontanea: non ha mai avuto paura? E quali sono state le esperienze piĂš intense? âPaura dei tornado no, ma il 31 maggio 2013 abbiamo avuto unâesperienza molto forte: ero negli Stati Uniti (Oklahoma) e si è formato un tornado davvero enorme di Forza 5, il massimo, uno dei piĂš grandi di sempre che ha investito diversi cacciatori e ne ha uccisi 3, tra cui il piĂš famoso, Tim Samaras, morto insieme al figlio. Insieme ad altri mi trovato in zona sotto lo stesso temporale, giusto un poâ piĂš lontano. Abbiamo fatto in tempo a vedere formarsi il tornado, ma poi abbiamo avuto la âsfortunaâ di forare una gomma. Con lâaria che rimaneva ci siamo quindi allontanati verso sud per cambiarla, operazione che ci ha richiesto unâora e che ci ha probabilmente salvato la vitaâ.
A fare piĂš paura a Gill sono in realtĂ i fulmini, âperchĂŠ il tornado lo puoi vedere, il fulmine no ed è improvvisoâ. E anche in questo caso gli aneddoti non mancano: âEro sul Mont Salève, che domina Ginevra e dove è presente anche unâantenna della telefonia. Il temporale stava scaricando fulmini a una decina di chilometri di distanza quando tutto a un tratto ho visto il cielo rischiararsi sopra di me e soprattutto ho sentito un rumore, come un âbzzz bzzzâ, sullâantenna vicino a me. Un segnale che un fulmine può cadere da lĂŹ a un attimo. Ecco, lĂŹ ho avuto paura e ho corso veloce per ripararmi in macchina e mi sono chiuso dentro. Poco dopo un fulmine è caduto a 300 metri da dove mi sono riparatoâ.
Unâesperienza simile, con spavento annesso, Gill lâha vissuta anche in Ticino con un fulmine a doppio arco che ha colpito sia il Monte Generoso che il San Giorgio sullâaltra sponda del lago, e una diramazione è arrivata a terra a 100 metri da dove si trovava. Episodi che non spengono però la passione che anima il nostro cacciatore di temporali, che di abbandonare questa attivitĂ proprio non ne vuole sentire parlare.

Maltempo in Europa, diverse vittime
Telegiornale 19.08.2022, 12:30

Temporali violenti visti da MeteoSvizzera
Il Quotidiano 08.08.2022, 19:00
Notiziario 09.00 del 27.08.2022 - Svizzera tedesca sferzata dal maltempo
RSI Info 27.08.2022, 10:23
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