Scienza e Tecnologia

"Facebook definisce la nostra identità"

Il più conosciuto e diffuso dei social network compie dieci anni; come ha cambiato il nostro rapporto con il mondo? Luogo di condivisione, di incontro, di sfogo

  • 04.02.2014, 08:00
  • 4 maggio, 13:02
Per acquistare WhatsApp Facebook ha sborsato 19 miliardi di dollari

Per acquistare WhatsApp Facebook ha sborsato 19 miliardi di dollari

  • KEYSTONE

Moribondo secondo due dottorandi di Princeton, in piena salute guardando i suoi risultati economici, Facebook compie oggi 10 anni. Da piccola rete per studenti di Harvard è diventato un “paese globale” secondo per popolazione solo alla Cina. Gli raccontiamo i fatti nostri, lo usiamo per conoscere e per farci conoscere. Come il telefono amico, che lo scorso anno se ne è servito per raggiungere 27 persone considerate a rischio di suicidio , o come Beppe Grillo, che ha scatenato un pandemonio chiedendo ai suoi fedelissimi che cosa farebbero soli in auto con la presidente della Camera Laura Boldrini. I commenti volgari si sono sprecati.

Facebook ci ha tolto le inibizioni in questi 10 anni? Lo abbiamo chiesto a Gaetano Romano , professore di sociologia della comunicazione a Lucerna.

“La comunicazione faccia a faccia segue regole strutturate e mal sopporta il conflitto, in presenza del quale l’interazione termina” , ci risponde. “Queste regole non sono necessariamente valide su Facebook, ma non è una specificità sua quanto di internet, che ha aumentato la conflittualità nella società moderna. Certi comportamenti, come le reazioni al post di Grillo, sono più facili e più tollerati quanto più ci si allontana da un rapporto diretto. Un controllo esiste, anche se non si sfocia nel penale: c’è una netiquette (un’etichetta di come ci si comporta su un sito) scritta e consultabile, e chi non la rispetta può essere escluso”.

Nello specifico, Facebook come ha cambiato il nostro di modo di relazionarci al mondo?

“Con internet si pensava alla possibilità di creare comunità indipendenti dallo spazio e dal tempo. In realtà Facebook ha contribuito all’affermazione di un concetto di individualità molto pronunciato: è diventato uno strumento di gestione dell’identità degli individualisti moderni. Ed è un lavoraccio presentarsi quotidianamente nella vita reale e in quella online. Le reti di amici seguono questa traccia: definiamo la nostra identità attraverso le amicizie, che abbiamo scelto noi, e non più attraverso l'appartenenza a una famiglia.”

Insomma, siamo diventati esibizionisti?

"È una lettura negativa di quanto dicevo. La nostra immagine su FB non può comunque scostarsi di molto da quella reale, visto che la presentiamo in una rete di persone che conosciamo, anche se non di rado solo superficialmente".

Facebook ci ha però anche permesso di mantenere dei contatti…

"Certo, c’è anche questo aspetto, che Facebook mette in primo piano ma che costituisce una possibilità di internet in generale. FB ha anche facilitato la mobilitazione, permettendo a movimenti di presentarsi e realizzarsi in breve tempo, in politica ma non solo. Pensiamo ai botellòn e ai flashmob: basta comunicare agli amici “ci troviamo alle 16 alla stazione di Zurigo” e subito si crea un collegamento con uno spazio di interazione nel mondo reale".

Stefano Pongan

Gallery image - "Facebook definisce la nostra identità"

-1,23 miliardi gli utenti oggi, sparsi in tutti i continenti
-76,5%: la percentuale di quanti si collegano attraverso apparecchi mobili
-Il 61,5% entra nel sito ogni giorno
-1,5 miliardi di dollari l’utile netto registrato nel 2012, 7,9 miliardi di dollari il fatturato, generato in massima parte dalla pubblicità. Dopo l’annuncio dei risultati, il valore dell’azione ha toccato un nuovo record a quota 61,77 dollari
-6'337 i dipendenti dell’azienda di Menlo Park

-4 febbraio del 2004: Mark Zuckerberg, con i compagni di studi Eduardo Saverin, Dustin Moskovitz e Chris Hughes crea Facebook. Il nome si ispira all’albo con nome e foto degli iscritti che alcuni atenei distribuiscono agli iscritti a inizio anno
-26 settembre 2006: Facebook aperto a tutti coloro che hanno compiuto i 13 anni
-Luglio 2007: entra fra i 10 siti più visitati
-2008: l’anno del boom, gli utenti superano quota 100 milioni
-Settembre 2009: per la prima volta il bilancio è in attivo
-17 maggio 2012: il giorno dell’entrata in borsa, il prezzo di base è di 38 dollari per azione, per un valore complessivo di 104 miliardi, il più alto da sempre per un debutto sui mercati
-4 ottobre 2012: superato il traguardo del miliardo di utenti

Il polverone sollevato da Beppe Grillo riporta alla memoria un caso ticinese: in settembre, sulla pagina Facebook erano stati pubblicati articoli critici nei confronti di Paolo Bernasconi. L'avvocato aveva ritenuto ingiuriosi alcuni commenti e, in risposta alla sua querela, la pretura aveva riconosciuto la responsabilità anche del portale leghista. Affermazioni incaute su Facebook possono avere conseguenze penali, anche gravi. C'è lavoro anche per la giustizia ticinese? Lo abbiamo chiesto all'avvocato Gianni Cattaneo (www.infodiritto.net)

I social network cominciano a dare lavoro sia alla giustizia penale, sia a quella civile, anche se statistiche ufficiali complete ed aggiornate non esistono. Nell’ambito della giustizia penale, ho personalmente riscontrato casi di bullismo elettronico attraverso la creazione di finti profili, utilizzati per screditare la vittima agli occhi della comunità. Le bacheche sono a volte utilizzate anche per veicolare propositi diffamatori, calunniosi ed insulti, come pure ai fini di rappresaglia nel caso di un torto subito. Anche in Ticino sono poi stati riscontrati casi di estorsione collegati alle video-chat erotiche, dove il primo contatto avviene proprio attraverso i media sociali. In diritto privato, le violazioni più frequenti sono quelle alla privacy, all’onore e all’immagine di amici e conoscenti. Ricordo il caso di un adolescente fotografato in un momento di malessere durante gli eccessi del carnevale, finito su Youtube e Facebook, con il grave ed incancellabile danno psicologico e reputazionale che ne è derivato.

A Parma un uomo è stato querelato per un semplice “mi piace” con cui aveva espresso il suo gradimento a un’affermazione diffamatoria: potrebbe succedere anche da noi?

Attendo con molto interesse di conoscere l’esito del procedimento. In Svizzera, per quanto a me noto, non esiste un precedente giurisprudenziale, per cui vige molta incertezza. Nel dubbio, sconsiglio vivamente di “fare propri” attraverso il “mi piace” commenti illeciti di terzi (come pure di condividerli o di sostenerli in altro modo), onde evitare di vedersi attribuita una responsabilità civile o penale per aver riaffermato e/o contribuito a diffondere il proposito lesivo dell’onore.

Gallery image - "Facebook definisce la nostra identità"

Gallery video - "Facebook definisce la nostra identità"

Gallery video - "Facebook definisce la nostra identità"

Gallery audio - "Facebook definisce la nostra identità"

  • Le considerazioni di Raffaele Mastrolonardo, esperto della rete e collaboratore della rsi, raccolte dai colleghi della trasmissione radiofonica Albachiara

    RSI Info 04.02.2014, 09:27

Gallery video - "Facebook definisce la nostra identità"

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Ti potrebbe interessare