Le colate detritiche possono essere considerate delle frane molto fluide, simili a delle ondate di piena fangose, che si muovono lungo i letti dei torrenti o i canaloni e che in alcuni casi possono anche tracimare.
Sono dunque fenomeni geologici naturali potenti e spesso distruttivi, che modellano il paesaggio alpino e rappresentano una sfida per la sicurezza dei territori montani, poiché possono potenzialmente causare gravi danni al territorio e alle infrastrutture. Per questo motivo, da diversi anni sono oggetto di ricerca da parte del WSL, l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Engineering Geology, fornisce ora preziosi risultati per la comprensione di questi fenomeni e per meglio pianificare le misure di protezione del territorio.

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Radiogiornale 05.06.2026, 07:00
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Un laboratorio naturale in Vallese
L’Illgraben, in canton Vallese, è una regione unica in Svizzera: in questa gola rocciosa, situata nei pressi di Leuk (VS), si verificano colate detritiche più volte all’anno, con una frequenza che si ritrova solo in pochi luoghi in Europa. Durante tali fenomeni possono scendere a valle massi pesanti diverse tonnellate e l’equivalente di 4’000 camion di materiale detritico. Dal punto di vista scientifico, la zona è considerata un laboratorio naturale perché offre la grande occasione di osservare e analizzare le colate in maniera regolare.

Nelle gole dell'Illgraben
RSI Info 30.07.2023, 18:00
Le colate detritiche non sono semplici flussi di fango e detriti; al loro interno, possono generarsi onde fangose alte diversi metri, ritenute dei veri e propri ‘impulsi di colata’ che si muovono con una velocità sorprendente. Fino a poco tempo fa, i meccanismi precisi della loro formazione e propagazione non erano del tutto compresi dalla comunità scientifica.
I ricercatori sono recentemente riusciti a registrare senza interruzioni una colata detritica su una lunghezza di due chilometri proprio nell’Illgraben, raccogliendo per la prima volta dei dati preziosi che aiutano a capire dove e come si formano le onde all’interno di una colata.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/ambiente/Cos%E2%80%99%C3%A8-e-cosa-non-%C3%A8-una-colata-detritica--2882637.html
La sfida della misurazione: dai dati puntuali ai geofoni
Finora, per questi fenomeni esistevano solo dati di misurazione puntuali, perché l’installazione degli apparecchi di misurazione all’interno di un canalone è un’operazione complicata e costosa.
Per capire meglio lo sviluppo delle onde e poter raccogliere misurazioni lungo l’intero percorso di una colata, ricercatori e ricercatrici del WSL hanno cambiato metodo, installando dei geofoni su un tratto di due chilometri nel letto del torrente che scorre nell’Illgraben. Si tratta di piccoli apparecchi di misura in grado di rilevare le vibrazioni del suolo prodotte dalle onde di fango e dai blocchi di roccia di diverse dimensioni. Le vibrazioni, di differenti intensità, consentono di ricostruire il movimento delle colate detritiche verso valle e di studiarle in maniera più precisa rispetto al passato.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/svizzera/Nuove-scoperte-sulle-colate-detritiche-in-Svizzera--2980845.html
Le nuove scoperte
Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Engineering Geology, consente per la prima volta di capire come si formano le onde fangose: inizialmente piccole, diventano sempre più grandi man mano che scorrono verso valle. Le misurazioni hanno inoltre mostrato che la regione della colata detritica in cui tali onde si formano non è statica, ma si sposta anch’essa verso valle. Quando superano una briglia, cioè un’opera artificiale messa trasversalmente alla corrente con la funzione di consolidare l’alveo dei fiumi e prevenirne l’erosione, le onde non diventano più piccole. Questo indica che le briglie non servono ad attenuare le piene, ma a indirizzarle in una determinata direzione.
Le conoscenze acquisite sono molto importanti per i luoghi dove gli insediamenti si trovano accanto a un torrente soggetto a colate detritiche. La ricerca del WSL, quindi, non solo permette di capire meglio le colate detritiche e il loro sviluppo, ma può pure fornire un valido aiuto agli enti pubblici nel progettare in modo ottimale le infrastrutture di protezione.










