Siamo a Port au Prince per partecipare al seminario di tre giorni, organizzato dalla Catena della Solidarietà, sul tema dell'aiuto sostenibile nelle fasi successive all'urgenza post terremoto che ha duramente colpito l’isola nel 2010.
Una settantina i partecipanti iscritti, tra cui numerosi haitiani. Tra loro diverse figure professionali tra cui professionisti dell'aiuto umanitario e dello sviluppo, rappresentanti della Catena della Solidarietà, ONG attive sul terreno, comuni beneficiari e istituzioni locali. Uno tra i principali temi in discussione è come programmare e strutturare, dopo la fase acuta del post terremoto, un aiuto sostenibile e duraturo nel tempo.
A tre anni dal sisma, la capitale haitiana sembra aver voltato pagina. Sono ancora visibili le macerie, ma sono state integrate nella quotidianità della gente. Ai lati delle strade si vende di tutto, da cibo a vestiti, da utensili di lavoro a occhiali da sole. Colpiscono, anche, le case ricostruite ma non finite, "non ci sono più soldi" ci dice Pascal, il nostro taxista. "Qui c'è ancora gente che soffre la fame, i giovani vanno a Santo Domingo a studiare". Ma la vita va avanti. Si ricostruiscono le abitazioni anche sulle colline che, purtroppo, a causa della deforestazione praticata in modo intensivo dalla popolazione per sfuggire alla povertà endemica, sono in una situazione molto precaria e resisteranno a fatica ai primi temporali importanti e ai prossimi uragani.
Stefania Verzasconi
Gallery image - Haiti in cerca di un nuovo futuro




