Scienza e Tecnologia

Instagram abbandona la crittografia dei messaggi

La fine della protezione end-to-end apre scenari preoccupanti sulla riservatezza: dalle conversazioni alle inserzioni, il confine tra privato e commerciale si assottiglia

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Radiogiornale delle 12:30 del 25.03.2026: il servizio di Raffaele Pedrazzini

RSI Info 26.03.2026, 13:32

  • Keystone
Di: Raffaele Pedrazzini 

Instagram si prepara ad abbandonare la crittografia end-to-end per le chat protette sulla piattaforma. In una pagina di supporto, Meta indica che i messaggi end-to-end encrypted su Instagram “non saranno più supportati dopo l’8 maggio 2026”. La decisione è significativa anche perché Meta aveva presentato per anni la crittografia come un asse centrale dell’evoluzione dei propri servizi di messaggistica.

Cos’è la crittografia end-to-end

La crittografia end-to-end (utente-utente), o E2EE, è un sistema che permette soltanto a chi invia e a chi riceve un messaggio di leggerne il contenuto. Se implementata correttamente, neppure la piattaforma che trasporta quel messaggio può accedervi. È per questo che viene considerata una delle protezioni più importanti per la riservatezza delle comunicazioni digitali. Quando questa protezione viene meno, il contenuto dei messaggi torna in linea di principio accessibile alla piattaforma che gestisce l’infrastruttura.

“La decisione di Meta riguarda naturalmente il contenuto dei messaggi su Instagram, ma sono fondamentalmente due i tipi di dati che circolano. Quando noi ci mandiamo un messaggio c’è il contenuto, cioè quello che io scrivo a lei, e poi ci sono i metadati. Vale a dire tutte le informazioni che accompagnano il messaggio: chi scrive a chi, quando, da dove, con quale frequenza o con quale lunghezza”. Questi dati, osserva Bruno Giussani, giornalista ed esperto di tecnologia, erano già accessibili a Meta. Con la rimozione della crittografia end-to-end, però, diventerebbe leggibile anche il contenuto vero e proprio delle conversazioni.

Bruno Giussani

Bruno Giussani

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Ed è qui che si apre il punto più delicato, precisa Giussani: “il fatto di togliere la crittografia sul contenuto dei messaggi li rende visibili e leggibili da Meta come azienda, dalle loro intelligenze artificiali. Quindi potrebbero utilizzarli, per esempio, per allenare le loro intelligenze artificiali. E conoscendo il contenuto dei messaggi, in futuro potrebbero anche inserire dei messaggi pubblicitari collegati al tema dei messaggi”.

Meta è un’infrastruttura sociale

Il tema non riguarda solo Instagram. Meta controlla anche WhatsApp, e sebbene quest’ultima continui ad usare la crittografia tra utenti, in molti Paesi europei è ormai diventata molto più di una semplice applicazione di messaggistica. La si usa per la scuola, per il lavoro, nei rapporti con i clienti, nei gruppi familiari e perfino nella comunicazione politica. In altre parole, non è più soltanto uno strumento, è una vera infrastruttura della vita quotidiana: “WhatsApp è un’infrastruttura sulla quale funziona una gran parte dell’interazione generale sociale nostra […] il fatto che questa sia nelle mani di un’azienda privata, tra l’altro un’azienda che si è dimostrata negli anni veramente poco etica, è di per sé un problema”, commenta ancora Giussani.

La concentrazione di una parte così ampia delle comunicazioni nelle mani di un unico gruppo privato non è dunque un dettaglio secondario. È una questione di potere, perché significa affidare a una sola azienda un’infrastruttura sempre più centrale della nostra vita sociale, politica e istituzionale.

Le alternative esistono

Sul piano tecnico, le alternative non mancano. Bruno Giussani cita anzitutto Signal, controllata da una fondazione senza scopo di lucro, e ricorda anche l’esistenza di Threema, applicazione svizzera e anche usata all’interno della Confederazione. Per chi comunica poi all’interno dell’ecosistema Apple, c’è anche iMessage. Il problema, però, di queste alternative è la loro adozione: “Naturalmente ci sono delle alternative […] il fatto però è che meno persone utilizzano queste applicazioni rispetto a WhatsApp. Questo è dovuto a quello che si chiama l’effetto di rete, il network effect”.

In altre parole: le alternative non hanno ancora raggiunto la massa critica. Ed è questo il meccanismo che rende così difficile spostarsi: il valore di una piattaforma dipende dal numero di persone che la usano. Anche un’alternativa valida resta debole se la propria rete sociale, familiare o professionale continua a restare altrove.

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