Legno, fibre di vetro, resine, alluminio, acciaio. Negli spazi produttivi di Stöckli, a Malters, i materiali si susseguono a perdita d’occhio, ordinati e preparati con cura da mani esperte. È qui che prendono forma anche gli sci di Marco Odermatt, destinati a decidere gare in una manciata di centesimi di secondo.
“Si gioca tutto sui dettagli”, spiega Mathieu Fauve, responsabile ricerca e sviluppo dell’azienda, a pochi chilometri da Lucerna. “Il nostro obiettivo è che lo sci si comporti esattamente come desidera l’atleta”.
Che si tratti dei modelli utilizzati da un campione olimpico o di sci pensati per il grande pubblico, il processo di sviluppo è lo stesso. Tutto comincia al computer: simulazioni, calcoli strutturali, definizione della geometria e delle caratteristiche tecniche. “Non esiste uno sci perfetto in assoluto”, sottolinea Fauve. “Esiste lo sci giusto per una determinata persona”.

Sin dalla gioventù, lo sciatore svizzero Marco Odermatt si affida a Stöckli
La scienza al servizio dello sci
Per ottimizzare uno sci, occorre comprendere l’interazione tra sciatore, attrezzatura e neve. È un campo che attinge alla tribologia – la scienza dell’attrito –, alla biomeccanica, alla dinamica e alla fisica delle superfici.
La neve rimane un materiale altamente complesso, che reagisce in modi ancora non pienamente spiegati. Per questo ricerca scientifica e industria dello sci hanno un comune interesse nel collaborare. Ad esempio, insieme all’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe di Davos, Stöckli ha studiato la morfologia dei cristalli di ghiaccio e il loro comportamento a diverse temperature e livelli di umidità. Questa collaborazione ha portato a solette più veloci che riducono l’attrito sulla neve.

La bandiera elvetica sulla soletta degli sci è il marchio di fabbrica di Stöckli
Uno dei progetti più insoliti di Stöckli è partito da una pubblicazione scientifica che descriveva la struttura dei gusci delle tartarughe. In particolare, questi hanno un’architettura che può diventare flessibile o rigida a seconda delle sollecitazioni a cui sono sottoposte. Collaborando con il Politecnico federale di Losanna (EPFL), Stöckli ha aperto la strada a una nuova tecnologia di materiali bio-ispirati tutt’oggi utilizzati in diversi modelli del marchio.
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Molte delle tecnologie sviluppate per gli sci da gara entro qualche anno vengono adottate nei modelli di serie: “I nostri sci per il grande pubblico contengono cinque o sei tecnologie sviluppate inizialmente per i nostri atleti”, ci spiega il collaboratore di Stöckli. Lo sport d’alto livello diventa un laboratorio permanente per l’innovazione.
Un mercato in crescita
L’esplorazione scientifica e lo sviluppo di prototipi all’avanguardia ha consentito a Stöckli di crescere mantenendo la sua produzione interamente in Svizzera: oggi è la sola industria dello sci rimasta sul nostro territorio, e in costante crescita. Nell’ultimo decennio l’azienda ha più che raddoppiato la produzione, passando da circa 35’000 coppie di sci vendute all’anno a quasi 80’000, di cui il 65% viene esportato, con un fatturato stimato di quasi 60 milioni di franchi. Questo slancio economico si riflette anche nell’occupazione. Stöckli conta ora tra 220 e 250 dipendenti, inclusi quasi 80 operatori presso lo stabilimento di Malters: dieci anni fa, erano la metà. “Negli ultimi anni abbiamo assunto nuovo personale, cosa non così comune nel nostro settore”, afferma Mathieu Fauve.
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Come nasce uno sci?
Una volta convalidato un nuovo modello attraverso simulazioni di resistenza in laboratorio e test sulle piste da sci, si passa alla produzione su larga scala. Ogni modello è il frutto di 130 operazioni, tra competenza manuale e processi industriali pefezionati. Il cuore dello sci, oggi come un tempo, rimane il legno.

Listelli di legno pronti alla lavorazione
A esso si aggiungono una decina di strati di altri materiali che vengono sovrapposti manualmente in una pressa. Il multistrato viene messo in un forno a circa 140° C, in questo modo le colle si sciolgono e tengono ben saldi tra loro i vari strati. Dopo due giorni di riposo e le ultime finiture, lo sci è pronto. Un lavoro di squadra che consente oggi all’azienda di “sfornare” (è il caso di dirlo) oltre 300 paia di sci al giorno.

La sovrapposizione a strati dei vari materiali nello stampo è un lavoro che richiede grandi abilità manuali
Novant’anni di tradizione elvetica
La ditta Stöckli fu fondata nel 1935 da Josef Stöckli, che ha iniziato tutto per hobby producendo sci partendo da liste di legno. Dopo la rivoluzione dei materiali tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso, ancora oggi si rispettano gli insegnamenti di quella generazione: “Negli ultimi quarant’anni non c’è stata una rivoluzione dei materiali, ma un’evoluzione. Abbiamo cercato di migliorare le prestazioni e la longevità degli sci. A differenza del passato, oggi cerchiamo di lavorare con materiali più rispettosi dell’ambiente: utilizziamo resine bio e materiali riciclati, come nel caso della gomma, del polietilene delle solette e dell’alluminio.” E mentre Stöckli si avvicina al traguardo dei cent’anni di storia, noi continuiamo a lasciarci ispirare e a sognare attraverso i suoi successi.







