Svizzera

“Un quarto dei pazienti sarebbe sopravvissuto in un altro ospedale”

L’ex giudice federale e presidente della commissione d’inchiesta Niklaus Oberholzer segnala lacune di conduzione e pianificazione negli anni di direzione del dottor Maisano. L’Ospedale universitario di Zurigo riconosce la necessità di una profonda revisione interna

  • 51 minuti fa
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Ospedale universitario di Zurigo: cardiochirurgia in subbuglio

SEIDISERA 05.05.2026, 18:00

  • Keystone
Di: SEIDISERA-Manuele Ferrari / Telegiornale-Matteo Burkard / AC 

Un’inchiesta amministrativa commissionata dalla clinica di cardiochirurgia dell’Ospedale universitario di Zurigo sugli anni di direzione del dottor Francesco Maisano ha portato a risultati scandalosi. Tra il 2016 e il 2020, sono state analizzate più di 300 morti: 11 sono state classificate come evitabili.

Il mea culpa dell’ospedale

I vertici dell’ospedale, martedì in conferenza stampa, hanno ammesso le loro responsabilità. “È scioccante quanto emerso dall’inchiesta”, dichiara André Zemp, presidente del consiglio d’amministrazione.

L’ex giudice federale e presidente della commissione d’inchiesta Niklaus Oberholzer ha spiegato che è stata riscontrata “una mortalità molto superiore alla norma. Per stabilirlo sono stati fatti diversi tipi di confronto con il numero effettivo di morti all’Ospedale universitario di Zurigo, con differenti tassi di mortalità estratti da modelli sia in Svizzera sia all’estero. Si giunge così ad una settantina di pazienti che in teoria, se operati in un altro ospedale, sarebbero sopravvissuti. Parliamo di un quarto delle persone”.

I limiti delle statistiche

Oberholzer ha precisato che interpretare il tasso di mortalità è molto difficile perché “tiene conto anche, ad esempio, delle persone che sono state salvate, mentre in un altro ospedale non sarebbero sopravvissute. Qui si tratta unicamente di statistiche e come tali vanno trattate. Ci sono altri aspetti da tenere conto”.

“Sono pochi i casi in cui, ad esempio, la morte del paziente è riconducibile direttamente alla protesi sviluppata da Francesco Maisano”, sottolinea Oberholzer. “Con la sua nomina l’ospedale ha puntato su un ricercatore innovativo, ma abbiamo stabilito che mancavano competenze di altro genere: capacità di conduzione e pianificazione non sufficienti, mancata comunicazione con i pazienti. Sono alcuni esempi di aspetti che hanno portato ad operazioni terminate con la morte del paziente”.

“L’ospedale ha creduto che tutto sarebbe andato bene, ma si doveva intervenire, ad esempio affiancando a Maisano una persona responsabile per le questioni amministrative. Non solo una, dunque, la causa della mortalità aumentata”, aggiunge Niklaus Oberholzer. Spetterà ai vertici dell’ospedale stabilire cosa fare e come cambiare.

I cambiamenti in corso

I cambiamenti sono in corso, con nuovi e chiari regolamenti entrati in vigore. Lo spiega André Zemp, precisando che si “punta alla trasparenza per evitare che possano esserci conflitti di interesse come quelli in passato tra le attività legate all’ospedale e quelle di ricerca”.

Procura e politica sotto pressione

La vicenda è ben lontana dall’essere conclusa. La tempesta è alle porte per procura e politica. Da tempo si vuole far chiarezza sui fatti.

Per Linda Camenisch, membro della Commissione per la sicurezza sociale e sanità, è “un fallimento per la procura pubblica, malgrado la segnalazione nel 2024 di 150 morti quantomeno sospette da parte dell’allora direttore ad interim della clinica. La giustizia non era intervenuta e ora dovrà occuparsi della questione”.

C’è un altro motivo per cui la vicenda, secondo Camenisch, è ancora lontana dall’essere chiusa. “Ci sono persone che hanno in corpo queste protesi e che non sanno come si svilupperà la situazione dal punto di vista sanitario. Un mea culpa lo dovrà fare anche la politica”.

La cronologia dei fatti

La vicenda inizia nel 2013, quando Francesco Maisano è stato assunto all’Ospedale universitario di Zurigo. L’anno seguente diventa direttore dell’Istituto di cardiochirurgia. Esperto del campo, sotto la sua responsabilità è stata presentata una nuova tecnica di riparazione delle valvole cardiache: il “Cardioband”, un impianto che lui stesso ha contribuito a sviluppare.

L’apparecchio però era pericoloso e il tasso di mortalità è aumentato in modo anomalo dopo gli interventi. Questo, almeno, è quanto ha rilevato un whistleblower, André Plass, allora primario del reparto di chirurgia: “Non ci sono stati solo decessi, ma anche pazienti gravemente feriti: lesioni cardiache, operazioni inutili o crisi cardiache che si sarebbero forse potute evitare”, aveva raccontato due anni fa ai microfoni di RTS.

Dopo queste rivelazioni, nel 2020, l’ospedale ha allontanato Francesco Maisano, che tutt’ora contesta le accuse. Anche il whistleblower è stato licenziato, per riportare la calma all’interno del reparto.

In seguito, sono state avviate numerose inchieste esterne. L’ultima, due anni fa, è stata commissionata dell’ospedale stesso, per fronteggiare la pressione politica e mediatica.

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ll riassunto dello scandalo del cardiochirurgo

Telegiornale 05.05.2026, 20:00

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