Il 2018 è stato un annus horribilis per Autopostale, travolta dallo scandalo dei sussidi illegali. Un anno che si chiude tuttavia con una nota positiva per l’azienda: un successo davanti al Tribunale amministrativo federale, dove ha ottenuto la protezione come marchio registrato del termine "autopostale". Questo contrariamente a quanto chiedeva l'Istituto federale della proprietà intellettuale.
Ci sono dunque voluti otto anni, ma alla fine La Posta l'ha spuntata, convincendo i giudici che il nome della sua controllata Autopostale si sia oramai imposto nell'uso comune come marchio per il suo servizio di trasporto. È questa infatti la condizione che permette di proteggere come marchio un termine in fondo di dominio pubblico, generico e descrittivo. La corte, nella sentenza di metà dicembre e evidenziata dalla Schweiz am Wochenende, ritiene che Autopostale abbia una posizione di mercato, ma anche una reputazione eccezionale, che giustificano la protezione. Nessun'altra azienda potrà quindi usare il termine, non solo per descrivere i propri veicoli, ma anche per biglietti, pubblicazioni, servizi... e addirittura giocattoli.
La Posta protegge molte delle sue caratteristiche: ad esempio il giallo tipico, Pantone 116C, oppure ancora il tipico suono proprio del'autopostale, il corno a tre suoni con la sequenza do-diesis, mi, la tratta dall'opera Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini. Anche in quel caso l'Istituto federale della proprietà intellettuale si oppose, sostenendo che una melodia così corta si potesse proteggere come marchio solo in combinazione con un testo. Ma a spuntarla, allora come oggi, è stato il gigante giallo - giallo pantone 116C.





