Una Commissione parlamentare dovrà stabilire se il consigliere federale Beat Jans ha superato i limiti della comunicazione istituzionale nella campagna in vista della votazione sull’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”.
Il capo del dipartimento di giustizia e polizia è in prima linea per convincere l’elettorato svizzero a votare “no” alla proposta UDC che mira a limitare la popolazione svizzera a 10 milioni di abitanti. Impegno che, secondo notizie di stampa, lo avrebbe portato a infrangere le regole.
Guy Parmelin, presidente della Confederazione, avrebbe quindi invitato Jans a essere più equilibrato e oggettivo. Si sarebbe trattato di un richiamo informale, non confermato ufficialmente, espresso durante una seduta del Consiglio federale.
Il caso è però arrivato anche in Parlamento, dove la Commissione della gestione del Consiglio nazionale ha deciso di esaminare il comportamento del consigliere federale, accogliendo una richiesta del deputato UDC Eric Hess. Tra le critiche mosse dal parlamentare democentrista, alcune dichiarazioni ritenute imprecise che sono state espresse durante un intervento a Basilea: Jans avrebbe sostenuto che senza personale straniero l’ospedale universitario dovrebbe chiudere da un giorno all’altro.
La verifica del caso Jans da parte della Commissione parlamentare è prevista in autunno, quindi dopo il voto sull’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”.
Una circostanza che si ripete
Non è la prima volta che un partito si lamenta della violazione delle regole della comunicazione ufficiale da parte di un consigliere federale. Nel 2020, durante la campagna sull’iniziativa per le imprese responsabili, fu la sinistra a criticare Karin Keller-Sutter. In seguito a questo caso, le regole sulla comunicazione prima delle votazioni sono state aggiornate.






