Svizzera

Bonifica dell’ex deposito di Mitholz: compromesso tra costi e sicurezza

Il piano, secondo un nuovo rapporto del Controllo federale delle finanze, è di rimuovere i residui di munizioni dal terreno in misura tale da consentire l’allevamento e il pascolo, non l’agricoltura

  • Ieri, 23:00
  • Ieri, 23:16
Nel settembre 2023 il Parlamento ha stanziato un credito di 2,59 miliardi di franchi per la bonifica dell'area

Nel settembre 2023 il Parlamento ha stanziato un credito di 2,59 miliardi di franchi per la bonifica dell'area

  • Keystone
Di: ATS/Spi 

Una bonifica che, anche per ragioni di costi, non scaverà troppo a fondo. Dopo lo sgombero dell’ex deposito di munizioni di Mitholz, nell’Oberland bernese, il terreno potrebbe non essere più utilizzabile a fini agricoli come in precedenza. Questa possibilità è stata segnalata lunedì dal Controllo federale delle finanze (CDF) in un nuovo rapporto sullo stato di avanzamento del progetto.

Nel dicembre 1947, nell’allora deposito di munizioni dell’esercito situato in una parete rocciosa presso Mitholz, si verificarono violente esplosioni. Nove persone persero la vita. Centinaia di tonnellate di esplosivo rimasero tra le macerie dell’impianto.

Da questi residui di munizioni deriva un rischio di esplosione più elevato di quanto ipotizzato in passato. Per lo sgombero del deposito di munizioni, le Camere federali hanno approvato nel settembre 2023 un credito di 2,59 miliardi di franchi.

Nuove indagini sul suolo hanno mostrato che le munizioni sono in parte distribuite più in profondità e su un’area più vasta di quanto inizialmente ipotizzato, si legge nel documento pubblicato lunedì. Allo stato attuale, il piano prevede di rimuovere i residui dal terreno in misura tale da consentire l’allevamento e il pascolo senza pericoli.

Il CDF rileva che questo è l’uso abituale in tali zone. Anche nei boschi non tutti i residui di munizioni verranno rimossi. Una bonifica completa avverrà solo dove verranno erette strutture permanenti.

Con la tecnologia attuale, le munizioni possono essere individuate e rimosse in modo affidabile fino a una profondità di circa trenta centimetri. Ciò che si trova più in profondità nel terreno rimarrà lì. Se si dovessero rimuovere anche questi residui, sarebbe necessario asportare e lavare diversi metri di terreno; di conseguenza, lo strato di humus andrebbe perduto.

Gli obiettivi di bonifica rappresentano quindi un compromesso tra costi e sicurezza da un lato, e conservazione di prati e pascoli dall’altro, scrive il CDF. La questione delle basi legali per le restrizioni e quella dell’assunzione dei costi per eventuali oneri, saranno esaminate in seguito.

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Notiziario 30.03.2026, 23:00

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