Inchiesta

Crans-Montana, critiche sul piano di emergenza del CHUV

SMS d’allerta ignorati, carenze di antidoti e tracciabilità dei pazienti difficile: la Commissione della gestione del Gran Consiglio vodese rileva lacune, senza conseguenze sulla presa a carico dei feriti

  • Oggi, 13:00
  • Oggi, 13:06
L’Ospedale universitario di Losanna, la notte di Capodanno, ha attivato per la prima volta il suo piano di emergenza

L’Ospedale universitario di Losanna, la notte di Capodanno, ha attivato per la prima volta il suo piano di emergenza

  • Keystone
Di: Marc Menichini (cellula inchieste RTS), articolo originale - sf, adattamento in italiano

Durante la notte del dramma di Crans-Montana, il primo gennaio, l’Ospedale universitario di Losanna (CHUV), centro di riferimento romando per i grandi ustionati, ha attivato per la prima volta il suo piano di emergenza (INCA). Un intervento che ha attirato l’attenzione della Commissione di gestione del Gran Consiglio vodese che, nel suo rapporto 2025, ha analizzato il lavoro svolto dal CHUV nelle prime ore della tragedia.

I deputati vodesi hanno individuato alcune criticità nell’attuazione del piano INCA. Disfunzioni che, fortunatamente, non hanno avuto conseguenze per i pazienti.

La Matinale (RTS, 19.05.2026)

SMS ignorati

In contatto costante con i colleghi del Vallese, gli specialisti di medicina d’urgenza del CHUV hanno capito molto rapidamente la portata della tragedia in corso a Crans-Montana e il probabile arrivo di numerosi feriti. Nella notte di Capodanno, l’ospedale universitario ha infatti accolto 22 pazienti in condizioni molto gravi.

Per garantire la loro presa a carico, mantenendo al contempo l’attività ordinaria, il CHUV ha attivato la modalità di “crisi” e ha deciso di chiamare rinforzi. Il piano INCA prevede l’invio di SMS alle équipe interessate.

“A quanto pare, alcuni dipendenti hanno pensato si trattasse di spam” osserva Joséphine Byrne Garelli. “Non hanno capito che si trattava davvero del numero che li convocava a presentarsi immediatamente al lavoro per assistere i pazienti” aggiunge la deputata PLR, membro della Commissione della gestione.

Il CHUV precisa tuttavia che non si è mai verificata una carenza di personale, grazie sia a chi si è presentato spontaneamente sia a chi ha risposto ai messaggi di mobilitazione.

“Il tasso di risposta è stato soddisfacente” sottolinea Karen Rochat, coordinatrice del piano di emergenza dell’ospedale, riconoscendo però che “la qualità del messaggio [contenuto nell’SMS] può essere migliorata”.

Mancanza di antidoti contro il cianuro

La Commissione di gestione segnala un’altra criticità: la carenza di dosi di Cyanokit, antidoto contro l’avvelenamento da cianuro. Alcuni materiali bruciando possono infatti sprigionare questa sostanza e diversi feriti di Crans-Montana sono rimasti intossicati.

“C’erano cinque Cyanokit a disposizione, mentre ne servivano 22” indica Byrne Garelli. “Il CHUV ha quindi dovuto reperire le dosi mancanti a Zurigo, Berna, Friburgo, Ginevra e in altri ospedali”.

“Si capisce che non sia necessariamente utile avere grandi scorte di questi antidoti, che possono anche scadere” aggiunge la deputata PLR. “Ma è fondamentale sapere dove si trovano in Svizzera per poterli ottenere rapidamente”.

Solidarietà tra ospedali

Se un registro nazionale in questo ambito sarebbe auspicabile, il CHUV ritiene tuttavia che, grazie alla sua rete di contatti negli ospedali romandi, sia possibile sapere rapidamente in ogni momento dove si trovano i diversi antidoti e farseli fornire.

È quanto avvenuto anche per i Cyanokit: nel giro di poche ore il CHUV è riuscito a ottenere le dosi mancanti. Non tutte sono poi state utilizzate e sono quindi state restituite agli ospedali che le avevano messe a disposizione.

Infine, secondo Tox Info, il servizio svizzero ufficiale di consulenza per le intossicazioni, un ospedale deve avere in stock almeno due dosi di Cyanokit, ma non necessariamente di più.

Pazienti introvabili?

Un altro aspetto più delicato ha attirato l’attenzione della Commissione di gestione: la tracciabilità dei pazienti. Nelle prime ore e nei primi giorni dopo il dramma di Crans-Montana, molte famiglie hanno avuto difficoltà a sapere dove si trovassero i loro cari e in quali condizioni.

Al di là delle difficoltà legate all’identificazione, talvolta complessa, delle vittime e dei feriti di Crans-Montana, emerge un problema più generale riguardo alla localizzazione e al monitoraggio dei pazienti coinvolti in un evento di grande portata.

Un problema peraltro già noto: il CHUV sta lavorando a uno strumento informatico per tracciare i pazienti, ma il suo sviluppo è bloccato da quattro anni, secondo la Commissione di gestione.

Come spiega però Karen Rochat del CHUV, lo strumento vodese dipende da un progetto federale, denominato SII NG, un software attualmente in fase di sviluppo che dovrebbe entrare nella fase operativa il prossimo autunno.

L’importanza dei piani di emergenza in ambito sanitario

La scorsa estate, l’Ufficio federale della protezione della popolazione ha pubblicato un rapporto allarmante sul livello di preparazione delle strutture sanitarie svizzere di fronte a un evento maggiore, come terremoti o attentati.

Un quadro che ha spinto a una reazione negli ambienti interessati: è attualmente in elaborazione un piano d’azione nazionale per la medicina delle catastrofi. Le misure previste potrebbero costare centinaia di milioni di franchi.

Nel frattempo, il CHUV così come l’insieme degli ospedali del Paese continua a migliorare i propri piani di emergenza, con i mezzi messi a disposizione dalla politica.

Le recenti critiche della Commissione di gestione vodese mirano anche a ricordare ai politici, sia sul fronte legislativo sia su quello esecutivo, l’importanza di disporre di piani di emergenza solidi, affidabili e ben sviluppati, anche in ambito sanitario.

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