Il salone CannaTrade di Zurigo riunisce questo fine settimana l’intera filiera della canapa legale. Un mercato da 100 milioni di franchi e migliaia di posti di lavoro. Per resistere alla concorrenza internazionale e al mercato nero, stimato in 580 milioni di franchi, i produttori elvetici puntano sulla carta del “Swiss made”.
Dal 2016 la Svizzera è pioniera in Europa nel mercato del CBD, il derivato legale della cannabis che rilassa senza effetti psicoattivi. Oggi però la filiera deve reinventarsi per sopravvivere.
“Restiamo un attore molto importante del mercato, ma dobbiamo lottare per mantenere le nostre quote di fronte a prodotti meno cari fabbricati in Paesi dove i costi di produzione sono inferiori”, spiega alla RTS Benjamin Foro di CI Chanvre, l’associazione nazionale svizzera del settore.
La strategia del “Swiss made”
Di fronte a questa pressione, i produttori elvetici adottano la stessa strategia dell’orologeria: puntare sulla qualità. “Acquistiamo i resti delle piante di canapa, li setacciamo per estrarre il polline e creare prodotti finali di qualità superiore per i consumatori”, spiega Michael Zen Rufinen, fondatore di La Plaquette, specializzato nella resina di CBD di alta gamma.
Dal seme alla sigaretta di CBD, passando per i cosmetici, tutta la catena del valore è rappresentata al CannaTrade. Ma è difficile valutare con precisione questo settore, per mancanza di statistiche affidabili.
Un mercato nero molto più importante
“Al momento del boom del CBD c’erano più di 1’000 produttori. Oggi un centinaio sono ancora attivi”, stima Ben Arn, organizzatore del salone zurighese. La Svizzera conta circa cinque produttori di cannabis medica, “ma centinaia, se non migliaia di produttori illegali”, aggiunge.
Questi ultimi dominano largamente il mercato con un fatturato stimato in 580 milioni di franchi, secondo l’Università di Ginevra. Quasi sei volte il mercato legale.
Per gli espositori, la legalizzazione del THC rappresenterebbe un enorme potenziale di sviluppo e permetterebbe di risanare il settore.




