Binningen, canton Basilea Campagna, febbraio 2024: un uomo uccide la moglie e ne smembra il cadavere. L’uomo è stato condannato mercoledì alla pena detentiva a vita dal Tribunale penale di Muttenz (BL) per assassinio e turbamento della pace dei defunti .
Il 44enne inoltre dovrà versare alle due figlie piccole un risarcimento di 100’000 franchi ciascuna. Alla madre della donna uccisa dovrà corrispondere 126’000 franchi di risarcimento, al padre 120’000 e alla sorella 60’000 franchi. L’assassino dovrà anche pagare un indennizzo di 20’000 franchi al servizio di aiuto alle vittime e farsi carico delle spese legali dei familiari.

Ad attendere la sentenza si sono radunate circa 150 persone
Ad attendere la sentenza si sono radunate circa 150 persone che, con palloncini bianchi a forma di cuore e striscioni, hanno formato una catena umana per protestare contro i femminicidi. “Le vittime non devono essere dimenticate”, ha detto il presidente del tribunale prima della motivazione della sentenza. Nessuna sentenza, ha aggiunto può colmare il vuoto causato dalla perdita di una persona cara. “Noi del tribunale non vi dimenticheremo”, ha detto ancora rivolgendosi ai familiari.
Le tesi di accusa e difesa
L’accusa, nel corso del processo tenutosi la scorsa settimana, aveva evidenziato come si trattasse di “uno dei casi di femminicidio più crudeli e sconvolgenti della Svizzera”. Secondo quest’ultima prima del drammatico epilogo la coppia avrebbe litigato a causa di un possibile divorzio. L’uomo avrebbe spinto la vittima contro un muro e l’avrebbe strangolata fino alla morte con l’aiuto di un oggetto. Per la procura, l’uomo ha agito in piena coscienza e senza scrupoli.
Riguardo all’imminente divorzio, l’uomo non era disposto a doversi separare temporaneamente dai due figli e a sostenere economicamente la donna. La compagna sarebbe quindi stata uccisa per un “atteggiamento egoistico” e a causa di un sentimento di rancore, oltre che di un bisogno di controllo, metteva in evidenza l’atto d’accusa.
La difesa aveva invocato l’eccesso di legittima difesa. Riteneva che la vittima, 38 anni, avesse aggredito l’imputato con un coltello. Aveva chiesto che la pena non superasse da uno a tre anni di reclusione.

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Notiziario 13.05.2026, 10:00
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