Sicurezza e diritto

Ergastolo anche per i minori sopra i 12 anni

Il presidente del Salvador rivendica la fine del potere delle gang, ma lo fa attraverso riforme che restringono i diritti. Un modello che seduce altri Paesi, mentre cresce la domanda su quanto possa costare la sicurezza quando diventa l’unico criterio politico

  • Un'ora fa
Nayib Bukele

Nayib Bukele

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Di: Alphaville/Mat 

El Salvador è diventato il luogo dove la sicurezza viene presentata come un’equazione semplice: più carcere, meno violenza. La riforma costituzionale che introduce l’ergastolo anche per i minori di dodici anni segna un salto di qualità nella strategia del presidente Nayib Bukele. La pena sarà automatica per reati come omicidio, femminicidio, stupro o terrorismo, e i minori saranno giudicati da tribunali specializzati nel crimine organizzato, con processi che potranno durare anni . Per UNICEF, questa scelta rischia di produrre danni irreversibili sullo sviluppo dei ragazzi e non garantisce una reale riduzione della criminalità.

La riforma arriva dopo quattro anni di stato d’emergenza, rinnovato decine di volte, che ha sospeso libertà civili e ampliato i poteri di polizia e militari. Dal 2022, più di 90’000 persone sono state arrestate: quasi il 2% della popolazione, uno dei tassi più alti al mondo secondo Human Rights Watch. I processi di massa (fino a 900 imputati insieme) sono diventati una pratica ordinaria. Le immagini diffuse dal governo, con file di detenuti rasati e incatenati, sono diventate un linguaggio politico che comunica ordine e controllo.

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El Salvador tra Bukele e Gang

Alphaville 24.04.2026, 11:45

  • Keystone
  • Cristina Artoni

Secondo Il Globo, il governo sostiene che misure così dure siano necessarie per contrastare il coinvolgimento dei giovanissimi nelle gang, un fenomeno radicato da anni. I dati ufficiali mostrano un calo degli omicidi, elemento che ha rafforzato il consenso interno al presidente. Ma le organizzazioni per i diritti umani denunciano arresti arbitrari, condizioni carcerarie critiche e un sistema giudiziario sotto pressione, dove il rischio di errori è elevato .

Il “modello Bukele” non resta confinato entro i confini nazionali. Costa Rica, Ecuador e Guatemala osservano e in alcuni casi imitano: mega-prigioni, stati d’emergenza, retoriche securitarie. Anche leader di altri continenti guardano al Salvador come a un laboratorio di politiche “efficienti” contro il crimine. È un’attrazione che nasce dalla promessa di risultati rapidi in contesti segnati dalla paura e dalla sfiducia nelle istituzioni.

Ma la domanda che attraversa questo scenario non riguarda solo El Salvador. È una domanda più ampia, che tocca ogni democrazia sotto pressione: cosa resta dello Stato di diritto quando la sicurezza diventa un fine assoluto? Le riforme penali, lo stato d’emergenza permanente, la concentrazione dei poteri nelle mani dell’esecutivo non sono solo strumenti tecnici. Sono scelte che ridisegnano il rapporto tra cittadino e istituzioni, tra colpa e pena, tra paura e libertà.

Il “bukelismo” nasce da una realtà di violenza estrema, ma la sua diffusione potenziale mostra quanto sia fragile l’equilibrio tra protezione e diritti.

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