Una vignetta che ha suscitato molte critiche. È quella pubblicata venerdì scorso da Charlie Hebdo in relazione al dramma di Crans-Montana. In questo caso la satira del settimanale francese ha suscitato anche indignazione, tanto da spingere due cittadini di Sion a presentare una denuncia penale al Ministero pubblico del Vallese.
Per approfondire i confini tra satira, contenuti offensivi e oltraggiosi, abbiamo chiesto alcuni chiarimenti a Corrado Mordasini e Lulo Tognola, entrambi grafici, illustratori e vignettisti.
“È da tradizione storica la presa in giro del potere: parte dal basso e va verso l’alto. Non è mai il contrario. La satira, come quella di Charlie Hebdo, significa andare a rovistare nel torbido e a colpire strutture o centri di potere”, spiega Mordasini. Tuttavia, la vignetta pubblicata da Charlie Hebdo, anche secondo Mordasini, sembra mancare di una chiara denuncia sociale. “Voglio supporre che volessero stigmatizzare il fatto che, nonostante la tragedia, le piste da sci sono rimaste aperte e la gente continuava a sciare. L’ho interpretata così. Perché, appunto, o colpisci il potere o fai una denuncia sociale. E la denuncia sociale, spesso, è fatta in maniera sarcastica, anche crudele, per smuovere le coscienze: disegno perché solidarizzo con le vittime e il mio modo di comunicarlo è quello”.
“La satira, di per sé non avrebbe dei limiti e la libertà di espressione va assolutamente preservata”, esorta Tognola. Ciononostante, la pubblicazione di questa vignetta in particolare è per lui di “una volgarità estrema” che ferisce “in modo brutale”. La satira, continua, “non ha assolutamente diritto di fare male in questo modo, specialmente quando ci sono dei morti. Una umorista inglese dice che la satira deve essere un pizzicotto e quanto pubblicato da Charlie Hebdo non lo è. È una fucilata e le fucilate fanno male”.
La vignetta di Charlie Hebdo in merito alla strage di Capodanno a Crans-Montana
La vignetta in questione non sembra quindi aver centrato l’obiettivo della denuncia sociale, almeno in Svizzera, dove anzi ha scioccato l’opinione pubblica. Chi ha sporto denuncia sostiene che Charlie Hebdo abbia violato l’articolo 135 del Codice penale svizzero poiché il disegno lederebbe la dignità delle vittime. “Capisco le famiglie delle vittime, ma colpire la satira non ha senso. C’è una cosa fondamentale da dire: la Francia ha una cultura satirica diversa dalla nostra. Il principio ‘non mi piace quello che dici ma farò di tutto perché tu possa dirlo’ è molto radicato nella cultura francese, mentre lo è molto meno in Svizzera”, osserva ancora Mordasini. “Anche sul piano legale, in Francia, come in Italia, la satira è molto più tollerata”. Tognola, invece, propone un’altra chiave di lettura: “È un’operazione per fare cassetta: la vignetta ha riportato Charlie Hebdo al centro dell’attenzione, spingendo molti ad acquistare il numero e aumentando la tiratura. La denuncia penale non so a cosa possa portare, ma non è fuori luogo e mi sembra una mossa corretta. È servita per sottolineare che la vignetta era inappropriata”.
Cosa dice il Codice penale svizzero
Secondo l’Art. 135, la fabbricazione, l’importazione, la detenzione, la diffusione e qualsiasi altra attività legata a registrazioni o rappresentazioni di violenza estrema sono considerate reati. Le sanzioni diventano ancora più severe quando il materiale ritrae atti reali di violenza contro minori. Anche il semplice consumo o il possesso per uso personale di tali contenuti è punibile. Le pene possono andare da una multa fino a cinque anni di detenzione, a seconda della gravità del caso. Gli oggetti in questione vengono confiscati.
Ma quindi, è lecito sentirsi liberi di dire qualsiasi cosa? Per Mordasini “ci sono diverse scuole di pensiero. Io sono per il sì: nel senso che la satira per sua natura, se si pone dei limiti non è più tale, non esiste più. Dopo, ovviamente, sta alla sensibilità della persona. Ma il punto più plateale e logico è che la satira finisce sempre per offendere qualcuno”. Tognola, tende per parte sua a sottolineare l’intenzione e il messaggio che la satira dovrebbe mantenere: “Ho sentito spesso delle considerazioni fuori luogo secondo cui la satira deve fare ridere. Assolutamente no. La satira deve far pensare. Non ha niente a che vedere con il carnascialesco. La satira è una cosa seria”.

Corrado Mordasini
In fin dei conti, però, sono i lettori i veri giudici, liberi di scegliere se leggere o meno un giornale. “Come in tutte le cose. È come un film: se uno dice che è schifoso, non sei obbligato ad andare a vederlo”, dice Lulo Tognola. “La satira è anche autoironia, sapersi prendere in giro. Ricordo che Charlie Hebdo ha fatto, una settimana dopo l’eccidio degli estremisti islamici, una copertina con Maometto con la scritta che dice ‘Je suis Charlie’. I francesi viaggiano su un altro livello: hanno un concetto in mente e lo portano avanti con coerenza. E anche se ogni tanto non condivido, difenderò sempre il diritto alla satira”, conclude Corrado Mordasini.

Lulo Tognola
Una seconda vignetta
La redazione di Charlie Hebdo, in seguito alla denuncia penale presentata nel Canton Vallese, ha replicato con una seconda vignetta, pubblicata lunedì sera. L’autore è sempre Eric Salch e l’allusione, in questo caso, è all’attacco terroristico del 2015 nella redazione parigina. I responsabili dell’attacco sono svizzeri e invece di essere armati di kalashnikov, impugnano delle balestre, con un riferimento all’arma associata all’eroe nazionale Guglielmo Tell.

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Notiziario 12.01.2026, 11:00
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