Svizzera

Cittadini europei in Svizzera, rallenta la crescita

Lo evidenziano i dati dell’Osservatorio SECO sulla libera circolazione delle persone tra la Confederazione e l’UE - Dai cittadini UE/AELS un contributo netto al sistema sociale svizzero per 3 miliardi

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Nel 2025 quasi nove persone su dieci provenienti dai paesi UE/AELS svolgevano un’attività lucrativa
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SECO: rapporto sull'immigrazione

Telegiornale 25.06.2026, 12:30

  • Keystone
Di: ATS/Spi 

Nel 2025 i cittadini europei in Svizzera erano in numero inferiore: il saldo migratorio UE/AELS, ovvero la differenza tra immigrazione ed emigrazione, si è attestato a 50’900 persone, in calo rispetto agli ultimi tre anni. Lo indica giovedì la SECO, precisando che il numero di frontalieri è invece aumentato.

Questo risultato rimane comunque superiore alla media storica, afferma la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) presentando il 22esimo rapporto dell’Osservatorio sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE. Il rapporto esce tra l’altro a una decina di giorni dal rifiuto alle urne dell’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!”, che aveva fortemente tematizzato l’immigrazione, esigendo la disdetta dell’accordo di libera circolazione nel caso in cui la popolazione fosse diventata troppo numerosa.

Immigrazione trainata dal lavoro

I dati della SECO confermano che l’immigrazione legata alla libera circolazione continua a essere fortemente orientata al mercato del lavoro e strettamente legata alle esigenze dell’economia. Nel 2025, infatti, quasi nove persone su dieci provenienti dai paesi UE/AELS e in possesso di un permesso di dimora in Svizzera svolgevano un’attività lavorativa.

Negli ultimi anni, la domanda di manodopera straniera è stata particolarmente elevata nei servizi “ad alta intensità di conoscenza” (servizi dove si “vendono” cervelli, competenze e soluzioni immateriali) e nel settore sanitario. Tuttavia, anche il settore alberghiero e della ristorazione, l’edilizia e l’industria hanno fatto ampio ricorso al reclutamento nell’area UE/AELS.

Nel 2025 il numero di frontalieri impiegati in Svizzera era di circa 409’100 persone, pari al 7,6% dell’occupazione complessiva e al 21,8% di tutta la manodopera straniera presente in Svizzera. Tre quarti dei frontalieri erano attivi in uno dei cinque cantoni limitrofi: Ticino (con una quota del 31,8% rispetto al numero degli occupati), Ginevra (26,7%), Vaud (8,6%), Basilea Città (17,8%) o Basilea Campagna (15,6%).

Impatto demografico ed economico

Mantenere l’immigrazione il più possibile vicina alle esigenze del mercato del lavoro è fondamentale nell’ottica del calo demografico in Svizzera, si legge nel rapporto. Negli ultimi 15 anni, la manodopera straniera ha generato una crescita annua media del volume di lavoro di circa lo 0,8%.

“La crescita economica della Svizzera dipende già oggi in primo luogo dall’immigrazione e dall’aumento della produttività”, sottolineano gli autori dello studio. L’immigrazione contrasta l’invecchiamento demografico e attenua la sfida correlata di mantenere il livello di benessere per le generazioni future.

Il peso dei lavoratori europei sul sistema sociale svizzero

Il rapporto analizza in dettaglio l’impatto finanziario dei cittadini UE/AELS sul sistema delle assicurazioni sociali. Una questione che è stata sovente oggetto di dibattito in vista della votazione dello scorso 14 giugno sull’iniziativa UDC “No a una Svizzera da 10 milioni!” respinta alle urne. Analizzando le cifre del rapporto si giunge alla conclusione che, complessivamente, danno un contributo netto positivo al sistema sociale svizzero di circa 3 miliardi, in particolare grazie ai significativi apporti all’AVS e all’AI.

·     Assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (AVS e AI )
I cittadini UE/AELS rappresentano il 27,7% della massa salariale soggetta a contribuzione AVS/AI, ma hanno percepito solo il 15,3% delle rendite AVS e AI. Questo li rende chiari contribuenti netti al sistema con un saldo netto positivo di quasi 3 miliardi di franchi. La principale ragione è che molti di questi lavoratori lasciano la Svizzera prima di raggiungere l’età pensionabile o percepiscono rendite parziali, avendo contribuito per meno tempo rispetto ai cittadini svizzeri che rimangono per l’intera vita lavorativa.

·     Assicurazione contro la disoccupazione (AD)
I cittadini UE/AELS hanno versato il 26% dei contributi disoccupazione (su un totale di 8,1 miliardi di franchi) e hanno percepito il 34% delle indennità di disoccupazione erogate (su un totale di 5,4 miliardi). Il rapporto li classifica come “beneficiari netti”, in quanto la loro quota percentuale di prestazioni è superiore alla loro quota percentuale di contributi. In termini assoluti hanno versato più di quanto ricevuto generando un surplus di 270 milioni. Lo squilibrio proporzionale è attribuito al maggiore rischio di disoccupazione di questa categoria di lavoratori, spesso impiegati in settori con maggiore stagionalità o contratti meno stabili.

·     Prestazioni Complementari (PC)
Le prestazioni complementari all’AVS/AI, che garantiscono un reddito minimo, sono erogate a persone domiciliate in Svizzera con redditi modesti. Sebbene la percentuale di cittadini UE/AELS che le percepisce sia leggermente aumentata (11,2% del totale), la quota è nettamente inferiore al loro contributo finanziario complessivo al primo pilastro. Ciò a causa del fatto che circa l’80% dei beneficiari di rendite AVS/AI UE/AELS è domiciliato all’estero e non ha diritto alle prestazioni complementari.

Notizia completata dopo l’RG delle 12.30 del 25.06.26

02:38

RG delle 12.30 del 25.06.26, il servizio di Alessio Veronelli

RSI Info 25.06.2026, 13:04

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