Gli Stati Uniti hanno raccomandato dazi aggiuntivi del 12,5% sulle importazioni dalla Svizzera. Le raccomandazioni arrivano dopo la pubblicazione dei risultati di un’indagine condotta dal rappresentante per il commercio statunitense (USTR) sul contrasto al commercio di merci realizzate con il lavoro forzato.
Il Consiglio federale ha discusso la questione nella sua seduta odierna e, rende noto tramite un comunicato, ha deciso di respingere con forza le accuse mosse da Washington. Berna ribadirà le proprie argomentazioni per iscritto nell’ambito di una consultazione pubblica.
Le indagini americane
L’11 e il 12 marzo 2026 Washington ha avviato due indagini nei confronti della Svizzera ai sensi della Sezione 301 dell’US Trade Act, che verte sulle pratiche commerciali sleali o discriminatorie. La prima indagine si concentra sulle presunte sovraccapacità nella produzione industriale, mentre la seconda riguarda una possibile omissione nell’impedire l’importazione di merci realizzate con il lavoro forzato. Le indagini coinvolgono anche altri Stati, tra cui quelli dell’Unione europea.
Le raccomandazioni dell’USTR
Il 2 giugno l’USTR ha pubblicato i risultati dell’indagine sul lavoro forzato, esaminando 60 Stati. Secondo Washington, solo una parte di questi paesi ha emanato un divieto di importazione per le merci realizzate con il lavoro forzato e anche questa parte non lo ha applicato.
L’USTR raccomanda dazi aggiuntivi forfettari del 12,5% per gli Stati come la Svizzera che non hanno emanato un divieto. Per i paesi che hanno già pronunciato o pronunceranno un divieto viene raccomandata un’aliquota del 10%.
L’approccio svizzero
Il Consiglio federale sottolinea che la Svizzera persegue un approccio diverso da quello americano. Anziché vietare le importazioni, Berna combina normative statali, valutazioni obbligatorie dei rischi avviate dal settore privato e cooperazione internazionale. Questo approccio si concentra sulla prevenzione e sulla lotta alle cause all’interno delle catene di approvvigionamento.
Secondo il Consiglio federale, questi approcci differiscono nella metodologia ma non nell’obiettivo e nell’efficacia. Berna ribadisce che l’industria statunitense non subisce alcun danno a causa della prassi svizzera.
Cosa succede ora
I dazi aggiuntivi derivanti dalle indagini della Sezione 301 dovrebbero sostituire i dazi del 10% della Sezione 122, in vigore fino al 24 luglio 2026. Nelle prossime settimane sono attesi i risultati dell’altra indagine sulle sovraccapacità industriali.
Intanto proseguono i negoziati con Washington per un accordo commerciale che regoli in modo soddisfacente e a lungo termine le relazioni economiche tra i due paesi.









