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Il bourbon sconta la guerra dei dazi

Il whisky del Kentucky - simbolo dello Stato americano – è confrontato con un drammatico calo delle esportazioni a causa delle politiche commerciali di Trump

  • Un'ora fa
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Kentucky: il boomerang dei dazi sul bourbon

SEIDISERA 21.05.2026, 18:00

  • Keystone
Di: Andrea Vosti, corrispondente RSI negli Stati Uniti

Nella distilleria Jeptha Creed, a metà strada tra Louisville e la capitale Frankfort, il bourbon gorgheggia all’interno di enormi alambicchi. Ci troviamo in un’azienda a conduzione famigliare, con una particolarità: le proprietarie, Joyce e Autumn Nethery, sono due donne.

“Che delle donne siano proprietarie di una distilleria è un fatto piuttosto anomalo”, spiega Andrew Pillipteri, in azienda da cinque anni, aggiungendo però che sempre più donne lavorano come mastri distillatori. Alla Jeptha Creed Distillery la responsabile della miscelazione, dell’invecchiamento e della distillazione del bourbon è infatti Joyce Nethery, la madre.

Rispetto ai whisky prodotti in altre parti del mondo, il bourbon del Kentucky deve contenere un minimo del 51% di mais, quindi ci sono i cereali secondari come segale, frumento e malto d’orzo che contribuiscono a dare al liquore un profilo aromatico particolare. L’invecchiamento in botti nuove di quercia deve durare almeno due anni perché il whisky si possa etichettare come “straight bourbon”.

Negli ultimi quindici anni, l’industria del bourbon in Kentucky ha vissuto un vero e proprio rinascimento, con un boom di nuove distillerie, vendite locali ed esportazioni. Il bourbon è diventato uno dei settori trainanti dell’economia dello Stato nonché un’attrazione turistica.

“Quello del bourbon è uno dei settori economici più importanti del Kentucky: il giro d’affari è di 10,6 miliardi di dollari all’anno, mentre gli impieghi diretti sono 24’000”, racconta Eric Gregory, presidente della Kentucky Distillers Association, l’associazione mantello che raggruppa una settantina di produttori. “Ogni anno le nostre distillerie attirano 3 milioni di visitatori; pertanto, siamo fieri di rappresentare la cultura e la tradizione del bourbon”.

Poi però alla Casa Bianca è arrivato Donald Trump e sono cominciate le guerre commerciali e le montagne russe dei dazi doganali, che hanno affossato le esportazioni. Un esempio su tutti: l’export verso il Canada - il principale mercato per il bourbon - l’anno scorso è crollato del 70%.

“Per le grandi aziende, quelle che hanno una distribuzione globale, il Canada rappresentava uno sbocco importante; quindi, l’impatto è stato duro”, conferma Eric Gregory. “I produttori più piccoli invece hanno investito parecchio negli ultimi anni per espandersi oltre il mercato locale. I loro bourbon invecchiati erano pronti per essere venduti, e il Canada era la destinazione più logica, vista la prossimità. Adesso queste distillerie sono costrette a trovare sbocchi alternativi”.

In totale, l’anno scorso l’industria del bourbon del Kentucky ha subito perdite per 250 milioni di dollari. In buona parte per il crollo delle esportazioni verso Canada e Unione europea, un po’ poiché prima della guerra dei dazi le distillerie rivendevano le loro botti usate ai produttori di whisky scozzesi e irlandesi. “È una situazione complicata”, ammette il presidente delle distillerie del Kentucky. “Ma noi qui in Kentucky siamo resilienti: l’industria del bourbon ha superato indenne il proibizionismo, ce la caveremo anche questa volta”.

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