Gallery image - Egitto, ultimatum della piazza a Morsi
Oltre un milione di persone hanno dimostrato al Cairo e in altre città egiziane contro il presidente Morsi: nella notte su lunedì sono avvenuti scontri in cui almeno 15 persone hanno perso la vita, 600 i feriti. Nella capitale i dimostranti hanno attaccato gli uffici dei Fratelli Musulmani, movimento che sostiene il presidente, lanciando bottiglie incendiarie. Il bilancio di questi attacchi è di 6 morti.
Nella mattinata di lunedi è stato nuovamente preso d'assalto il quartier generale del movimento vicino al presidente ed è stato preso anche un ostaggio all'interno dell'edificio.
I "tamorod" ingiungono al presidente di dimettersi entro martedì
Lunedì mattina l'opposizione ha lanciato un ultimatum: Morsi deve lasciare il potere entro martedì alle 17:00, altrimenti sarà disobbedienza civile. Secondo il comunicato dei "tamarod" (i ribelli), il presidente deve andarsene e permettere alle istituzioni di preparare le elezioni presidenziali anticipate. Il capo di Stato domenica ha ribadito di non avere alcuna intenzione di dimettersi.
Nei cortei contro il presidente in carica da un anno, i manifestanti hanno voluto sottolineare che Morsi ha tradito gli ideali delle rivolte del 2011: il presidente viene accusato di aver creato un Governo autoritario non dissimile da quello del deposto presidente Mubarak.
Il potere si sgretola
Lunedì pomeriggio i ministri di turismo, telecomunicazioni, ambiente, risorse idriche e relazioni con il parlamento, hanno annunciato, tramite una fonte governativa, di aver presentato una lettera di dimissioni nella quale spiegano di essere contrari alla politica governativa ed esprimono la volontà di unirsi ai manifestanti.
(Red.MM/ats/reuters/afp)
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Servizio di Laura Cappon
RSI Info 01.07.2013, 09:13











