Mancano poco meno di tre settimane al G7 di Evian, ma la tensione tra Svizzera e Francia è già rovente. Da un lato c’è la Confederazione che teme di doversi accollare tutti i costi legati alla sicurezza, sia per l’accoglienza degli ospiti che atterreranno a Ginevra e che verranno scortati a Evian, ma soprattutto per la gestione dell’unica manifestazione anti G7 organizzata, tra le polemiche, proprio a Ginevra. È prevista il 14 giugno, il giorno prima dell’avvio del vertice dei sette leader mondiali.
Timori espressi dal presidente Guy Parmelin in una lettera indirizzata al suo omologo francese Emmanuel Macron. Lettera che doveva rimanere segreta, ma che è stata resa pubblica dal settimanale satirico “Le Canard enchaîné”. L’entourage del presidente della Confederazione si è trincerato dietro a un no comment, ma a quanto pare Parmelin avrebbe espresso a Macron tutto il male che pensa dell’organizzazione del G7 a Evian. Si va dai costi per la sicurezza, parliamo di diversi milioni di franchi, all’indifferenza della Francia che non avrebbe fatto nulla per accogliere sul proprio territorio uno spazio di contestazione. Ciò che avrebbe dirottato su Ginevra tutta l’espressione del malcontento.
Lo stesso “Canard enchaîné” parla di malafede da parte della Francia. L’Eliseo, infatti, sosterrebbe che la manifestazione del 14 giugno a Ginevra non sia da ricondurre al G7 di Evian, ma alla votazione federale “No a una Svizzera da 10 milioni”.
Sulla “Tribune de Genève” e su “24heures” di martedì mattina alcuni parlamentari a Berna, per lo più ginevrini, hanno espresso, per usare un eufemismo, qualche perplessità. La PLR Simone de Montmollin parla di catastrofe annunciata e di furbizia da parte della Francia, che considera la Svizzera un partner quando si tratta, ad esempio, di trovare una soluzione per quanto riguarda la disoccupazione dei frontalieri, ma che improvvisamente sparisce quando c’è da assumersi la responsabilità per dei problemi che lei stessa finirà per generare.
Il consigliere agli Stati Mauro Poggia del MCG suggerisce la massima a mali estremi, estremi rimedi. Dice che, se fosse stato lui consigliere federale, avrebbe minacciato la Francia di chiudere l’aeroporto di Ginevra durante il G7. Come Montmollin sostiene che Parigi non può farsi carico solo degli aspetti positivi del vertice e chiede al Dipartimento federale degli affari esteri più polso. Va detto che da mesi si parla di richieste da parte svizzera per fare in modo che la Parigi si assuma parte dei costi. Ma a quanto pare la diplomazia per ora ha fallito e il tempo stringe.
Percorso sgradito, “No G7” annuncia ricorso
A Ginevra, il movimento “No G7” ha annunciato martedì che ricorrerà alla giustizia. La rete dei contrari al vertice di Evian contesta il rifiuto del governo cantonale di autorizzare una manifestazione sul lungolago il 14 giugno. Per gli attivisti, questo percorso è il solo in grado di garantire la sicurezza dei partecipanti.
“Essendo scaduto il termine di diffida, depositiamo questo pomeriggio un ricorso presso la Camera amministrativa della Corte di giustizia”, ha dichiarato Françoise Nyffeler della coalizione No G7. Secondo lei, il decreto del Consiglio di Stato è in contraddizione con le disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Mercoledì scorso, il governo ha annunciato di autorizzare sulla riva destra esclusivamente una manifestazione la vigilia dell’apertura del G7, che si terrà dal 15 al 17 giugno a Evian-les-Bains (F). Ha inoltre indicato di vietare le manifestazioni che non sono ancora state debitamente autorizzate, il che esclude l’installazione di un villaggio alternativo in un parco della Città di Ginevra.







