Svizzera

I soccorritori svizzeri lasciano il Venezuela

A una settimana dal terremoto termina la missione della squadra inviata dalla Confederazione - Tra i quattro ticinesi anche Stefano Meroni: “Resta la frustrazione per non aver potuto salvare nessuno”

  • Un'ora fa
 Le speranze di ritrovare persone ancora in vita sotto le macerie sono ormai ridotte praticamente a zero
21:05

Radiogiornale 07.00 del 02.07.2026

RSI Info 02.07.2026, 07:50

  • Keystone
Di: Radiogiornale - Paolo Manzo e Alessio Veronelli/pon/gf 

Il bilancio del terremoto che una settimana fa ha devastato il Venezuela è salito a 2’295 morti e oltre 11’000 feriti, secondo quanto comunicato dal presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodriguez. Le speranze di ritrovare persone ancora in vita sotto le macerie sono ormai ridotte praticamente a zero e le squadre di ricerca iniziano a lasciare il Paese. Fra queste anche i membri della catena di soccorso inviata dalla Confederazione, di cui fanno parte quattro ticinesi, che rientrano oggi, giovedì. Al Radiogiornale, Stefano Meroni racconta che l’esperienza in Venezuela gli ha lasciato soprattutto negli occhi “tutta la distruzione” del villaggio in cui ha operato, ma anche “un senso di frustrazione per non aver potuto salvare nessuno”.

“In sostanza”, ha proseguito Meroni, “un po’ di amarezza, perché il lavoro è tantissimo e, come detto, abbiamo potuto fare poco, dal nostro punto di vista, per aiutare le persone, anche se sappiamo che il fatto di essere qui e di dare una mano per loro è molto prezioso”. Centinaia di edifici sono crollati e non hanno lasciato scampo a chi si trovava al loro interno.

“Adesso i dati esatti non li ho, però da quello che abbiamo sentito qui direttamente sul posto, sono stati veramente pochi i superstiti estratti vivi”, ha spiegato Meroni. “Ci sono davvero tanti morti. È brutto da dire, ma tanti sono ancora sotto e sarà complicato poterli estrarre”.

La partenza delle squadre di ricerca non significa naturalmente la fine degli aiuti internazionali. Secondo le Nazioni Unite oltre 2 milioni di persone hanno bisogno di aiuti. Servono soprattutto cibo, acqua potabile e ripari per chi ha perso la casa. Finora sono state consegnate circa 1’200 tonnellate di aiuti umanitari.

I primi giorni dell’intervento non sono stati facili. Fra le sfide da affrontare, quella della coordinazione, come ha raccontato da Caracas, la giornalista freelance Alice Campaignolle, che un paio di giorni fa ha visitato l’area di La Guaira, l’epicentro del terremoto. “Ho visitato il campo dei soccorsi internazionali a La Guaira e nei primi giorni era estremamente complicato”, ha spiegato. “Non funzionava la rete telefonica, quindi potete immaginare le difficoltà”.

A coordinare è l’ONU e questo è un bene perché molti venezuelani non si fidano del governo. La popolazione non ha alcuna fiducia nel potere e teme che ci siano corruzione e favoritismi. Le squadre internazionali hanno una grande competenza e questo è un bene in un Paese che non era preparato ad affrontare una catastrofe naturale di questa portata. È molto prezioso poter contare sulla squadra messicana che vanta una grande esperienza in ambito sismico o sui mezzi delle squadre svizzere, italiane e francesi. Questi gruppi dispongono di molte risorse, si mobilitano in modo efficiente, hanno i cani, insomma. Oggi l’aiuto internazionale è davvero molto prezioso”.

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare