Dopo il terremoto che ha sconvolto il Venezuela mercoledì, proseguono le ricerche dei sopravvissuti. I soccorritori all’opera sono 25’000 tra cui un’ottantina di specialisti svizzeri con otto cani da ricerca. SEIDISERA ha intervistato Stefano Meroni, uno dei quattro ticinesi partiti con la Catena svizzera di salvataggio.
“Siamo appena fuori la città di Caracas. Siamo accampati in uno stadio e la situazione in molti quartieri è veramente disastrata, dove centinaia e centinaia di palazzi e di case sono crollati”.
Quali sono le necessità più urgenti?
“Per la popolazione cibo e acqua e tutto quello che riguarda i bisogni primari. Non hanno più un tetto sopra la testa, quindi questi aiuti umanitari adesso sono la priorità. Poi in parallelo vanno avanti le azioni di soccorso”.
Quali compiti sono stati assegnati al team svizzero?
“Principalmente le azioni di soccorso. Quindi ricercare e localizzare eventuali superstiti sotto le macerie. Poi il team ha ricevuto anche altre attività che deve svolgere, però la principale è quella di ricercare e salvare il più possibile”.
Siete sul posto da qualche giorno, quanto rimarrete? Come funziona in questi casi?
“Di regola abbiamo un impiego che dura circa 10 giorni. Per quello attuale non abbiamo ancora nessuna data precisa di quando torneremo in Svizzera”.
Di solito ci si coordina con le autorità locali e altri team.
“Esattamente. In primis ci sono le autorità locali che gestiscono un po’ tutto. E poi le Nazioni Unite danno una mano su larga scala per coordinare l’arrivo e le partenze dei vari team e di quali settori delle macerie si devono occupare. La collaborazione tra i team è una cosa spettacolare da vivere, perché si va subito d’accordo senza doversi spiegare. Anche con lingue diverse. Con i gesti riusciamo a capirci con tutti”.
Lei non è alla prima esperienza di questo genere. Nel 2003 era in Algeria. Però quando ci si trova in situazioni di catastrofe non è mai facile.
“Sono veramente situazioni particolari. Possono essere anche scioccanti. Tutto quello che si vede in queste situazioni è qualcosa alla quale non siamo veramente pronti. Sì, ci si allena, però quando poi la si vive sul posto è sicuramente toccante e provante dal punto di vista psicologico”.

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Telegiornale 29.06.2026, 20:00









