La legge è fatta, il referendum c’è stato, i ricorsi degli sconfitti sono stati respinti, ma sull’entrata in vigore dell’identità digitale svizzera (e-ID) una data ancora non c’è. E non ci sarà a breve. L’Ufficio federale di giustizia, responsabile del dossier, ha deciso di implementare nuove misure di sicurezza, inizialmente non previste, ma suggerite da un gruppo di lavoro interdipartimentale. Questo lavoro prende tempo e quindi i tempi di attuazione slitteranno.
In causa ci sono i nuovi rischi per la sicurezza dovuti ad una intelligenza artificiale sempre più potente e quindi capace - quando finisce nelle mani di malintenzionati - di produrre inganni sempre più sofisticati, come i “falsi profondi” o deep fake: la personificazione di soggetti, comprese le caratteristiche della voce.
L’e-ID è stata approvata, come è noto, con margini stretti e tra i punti di forza degli oppositori c’erano proprio i rischi per la sicurezza. Per questo Berna vuole andare con i piedi di piombo. Un problema di sicurezza subito nella prima fase, quando il servizio prenderà piede, porterebbe con sé polemiche e - soprattutto - un danno di fiducia gravissimo.
Oltre alla questione dei fake, sul tavolo c’è anche il rischio malware, ovvero software malevolo che - se installato sui telefonini - potrebbe compromettere la sicurezza dell’e-ID.
L’infrastruttura si prepara
E’ invece già in fase di test l’infrastruttura informatica che gestirà l’identità elettronica. Secondo quanto scrive il Dipartimento federale di giustizia e polizia in un comunicato, questa infrastruttura potrà presumibilmente essere operativa già dalla prima metà dell’anno prossimo. A partire da tale data, il Consiglio federale porrà in vigore, almeno in parte, la legge federale sull’ID elettronica. I Cantoni, i Comuni e la stessa Confederazione potranno utilizzare i nuovi mezzi tecnici a disposizione per emettere, ad esempio, licenze di condurre in formato elettronico o altri documenti.
Notiziario delle 16.00 del 30.06.2026





