Un tasto da tempo dolente, ma ora è nero su bianco. Il Controllo federale delle finanze ha presentato giovedì uno studio, commissionato all’Università di Berna, che conferma la problematicità del mandato svolto dal CDF nell’ambito della trasparenza della politica. Il direttore Pascal Stirnimann, intervistato a SEIDISERA, afferma di non sentirsi più sereno: “Non essendo mai stato preoccupato, non mi sento rassicurato. Abbiamo commissionato questo studio proprio per avere chiarezza sulle questioni riguardanti la nostra indipendenza e credibilità. E lo studio è arrivato a una conclusione chiara: non dovremmo svolgere questo compito. Se lo studio fosse giunto a un’altra conclusione, l’avremmo ovviamente accettata”.
Per quale motivo la vostra indipendenza rischierebbe di essere compromessa?
“Noi controlliamo l’utilizzo che vien fatto dei soldi della Confederazione, cioè dei contribuenti. Questo è il nostro mandato principale. Nel caso della trasparenza nel finanziamento della politica, invece, si tratta di fondi privati. E per essere accettati da tutti gli schieramenti è importante che restiamo il più possibile lontani dall’artiglieria politica”.
Parlate infatti di potenziali pressioni politiche. Ma non basta applicare in modo chiaro regole altrettanto chiare?
“Analizzando le campagne (di voto, ndr) ci avviciniamo molto alle tematiche politiche e questo aspetto può generare critiche. Noi esaminiamo moltissimi dossier in tutta l’Amministrazione federale. E per mantenere la credibilità preferisco evitare che si possa anche solo pensare a una nostra vicinanza politica, per esempio immaginare che controlliamo più accuratamente il PS rispetto all’UDC o viceversa. Esistono potenziali conflitti e noi vogliamo evitarli”.
L’Ufficio federale di giustizia si dice sorpreso della vostra posizione. Cosa risponde?
“Con le nostre osservazioni vogliamo contribuire a individuare la miglior soluzione possibile E soprattutto vogliamo garantire che l’istituzione del CDF non subisca danni a causa di questo compito. Ricordo che si tratta solo di una piccola parte della nostra attività, mentre il nostro lavoro principale, la vigilanza finanziaria superiore, è estremamente importante e non voglio che venga danneggiato”.
Nel caso dei ricorsi sulla votazione sull’e-ID (la Legge sulla identità elettronica approvata in votazione lo scorso 28 settembre, ndr) il Tribunale federale ha riconosciuto che la pubblicazione dei finanziamenti della campagna non era di immediata lettura. Migliorerete il vostro sito internet?
“Abbiamo lavorato in continuazione per migliorare la presentazione dei dati. Le informazioni erano disponibili e le abbiamo pubblicate per tempo. È il ricorrente che non si è informato entro la scadenza prevista e a mio avviso non si può invocare l’ignoranza per evitare di perdere una causa del genere. In questo caso non abbiamo commesso errori, e lo ha confermato anche il tribunale, facciamo comunque tutto il possibile per essere trasparenti”.
La campagna per l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” è finanziata per oltre 1 milione di franchi dalla Fondazione per la Politica borghese. Non si sa però chi ci sia dietro. Lei aveva descritto le nuove norme sulla trasparenza come un passo in avanti. È questa la prova che si tratta di un passo sterile?
“Il fatto stesso che ne stiamo discutendo dimostra che la trasparenza è aumentata, perché altrimenti non si saprebbe con quali somme questa fondazione finanzia la campagna. Tuttavia, quando si tratta di rendere pubbliche le origini effettive del denaro, la legge è chiara: l’obbligo spetta all’attore che conduce la campagna. Noi non possiamo verificare le fondazioni, non abbiamo la competenza per farlo. Possiamo però controllare i finanziamenti delle campagne degli attori politici, e questo lo facciamo regolarmente”.
SEIDISERA del 21.05.26, il servizio di Gian Paolo Driussi








