La Casa Bianca ha annunciato mercoledì l’avvio di una serie di inchieste mirate contro una quindicina di Paesi, con l’obiettivo di documentare i presunti danni economici subiti dagli Stati Uniti. Tra questi Paesi risulta anche la Svizzera. Lo ha annunciato Jamieson Greer, rappresentate statunitense per il commercio, nel corso di una conferenza stampa telefonica.
Le indagini rappresentano il primo passo concreto verso l’imposizione di nuove barriere tariffarie da parte di Washington. Citando esplicitamente Cina, Unione europea, Giappone, India, Messico e la Confederazione, Greer ha affermato che “le prime inchieste si concentreranno sulle economie per cui le prove sembrano indicare l’esistenza di una sovracapacità strutturale”. A essere oggetto di scrutinio sono una quindicina di Paesi o di blocchi commerciali (come nel caso dell’Ue).
Le investigazioni, come riportato dal rappresentante statunitense per il commercio, verranno condotte in maniera autonoma. Inoltre, queste potrebbero prescindere dagli accordi commerciali bilaterali già in vigore con molti di questi Stati che, solitamente, fissano un tetto massimo ai dazi applicabili. La decisione dell’amministrazione Trump potrebbe scardinare gli equilibri commerciali consolidati e innescare nuove tensioni internazionali.
SECO: “Stiamo analizzando le implicazioni”
La Segreteria di Stato dell’economia conferma di aver ricevuto una lettera dal rappresentante americano per il commercio Jamieson Greer che annuncia l’avvio di un’indagine statunitense contro la Svizzera per “pratiche commerciai sleali”.
Interpellato dall’agenzia Keystone-Ats, l’organo bernese si limita a far sapere che la lettera e le sue implicazioni vengono ora analizzate. La SECO rimane inoltre in contatto con Washington.

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Notiziario 12.03.2026, 10:00
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