Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha convocato lunedì una conferenza stampa per fare il punto sulla situazione in Medio Oriente e aggiornare in merito alle condizioni dei cittadini svizzeri presenti nella regione. A prendere la parola sono stati Monika Schmutz Kirgöz, responsabile della Divisione Medio Oriente e Nord Africa (MENA), e Olivier Bangerter, ambasciatore svizzero a Teheran.
Un attacco inatteso
Schmutz Kirgöz ha aperto la conferenza ricordando la sorpresa di quel 28 febbraio scorso, giorno in cui è scattato l’attacco contro l’Iran. “Per tutti coloro che a Ginevra speravano ancora in una soluzione negoziale (tra USA e Iran, ndr.), l’attacco è giunto inaspettato”, ha dichiarato, sottolineando come fino a quel momento i negoziati stessero procedendo in modo “promettente”.
Di fronte all’improvvisa escalation, Berna ha immediatamente chiesto a tutte le parti coinvolte di abbassare i toni. Il Consiglio federale sta inoltre conducendo colloqui con gli Stati della regione colpiti dal conflitto, mentre è già in fase di allestimento un pacchetto di aiuti umanitari destinato alle popolazioni interessate, in collaborazione con le principali organizzazioni partner internazionali.
Circa mille svizzeri ancora sul posto
Sul fronte consolare, circa mille cittadini svizzeri non residenti in Medio Oriente si trovano tuttora nella regione e si sono annunciati presso il DFAE. Schmutz Kirgöz ha però sottolineato come le richieste alla helpline del dipartimento siano “calate in modo marcato” negli ultimi giorni, segnale di un progressivo ritorno alla normalità.
L’evacuazione dell’ambasciata di Teheran
Il vero fulcro della conferenza è stato il racconto dell’ambasciatore Bangerter sull’evacuazione del personale diplomatico da Teheran. “È stato un trasferimento lungo, oltre dieci ore, ma si è svolto senza grandi ostacoli”, ha spiegato. Bangerter ha potuto contare su piani preparati con largo anticipo, e ha rivelato di aver attinto alla propria esperienza maturata a Kabul per gestire le ore più critiche dell’operazione.
Durante i bombardamenti, i diplomatici rimasti sul posto hanno potuto mettersi al riparo nei locali sotterranei dell’edificio; il numero delle persone chiamate a lavorare in sede era stato ridotto al minimo per limitare i rischi. Prima di partire, si è provveduto a identificare e distruggere i documenti sensibili presenti in ambasciata.

Iran, nuovi bombardamenti su Teheran
Telegiornale 16.03.2026, 12:30
I buoni uffici restano disponibili, ma le parti non hanno ancora risposto
Sul tema dei buoni uffici, il tradizionale ruolo di mediazione che la Svizzera svolge tra Paesi che non intrattengono relazioni diplomatiche dirette, Bangerter ha chiarito che al momento Berna non è in contatto diretto né con Washington né con Teheran. “Abbiamo offerto il nostro aiuto. Spetta ora alle due parti decidere se intendono accettare questa proposta”, ha dichiarato l’ambasciatore.
Schmutz Kirgöz ha ribadito che “i buoni uffici della Svizzera rimangono aperti a tutte le parti”, confermando che il canale di comunicazione è pronto a essere attivato non appena gli interlocutori lo riterranno opportuno.










