La Confederazione ha concesso lunedì alla centrale nucleare di Gösgen, a Däniken (SO), l’autorizzazione a riprendere l’attività. Il reattore era fermo da quasi un anno a causa di alcune criticità emerse durante l’ultima revisione ordinaria, legate al sistema di alimentazione idrica. Un’interruzione prolungata che ha pesato in modo significativo sui conti della Kernkraftwerk Gösgen, la società che gestisce l’impianto.
Grande impatto economico
L’impatto economico è stato considerevole. Normalmente Gösgen copre circa il 13% del fabbisogno energetico svizzero: nel 2024, a titolo di confronto, la produzione aveva raggiunto circa 8000 milioni di kilowattora. Nel 2025, a causa del blocco forzato, ci si è fermati a 3428 milioni di kWh, pari a circa il 5% dell’elettricità prodotta in Svizzera. La mancata produzione ha generato costi superiori al mezzo miliardo di franchi per la società che gestisce il reattore. Tra i principali azionisti colpiti, Alpiq ha registrato un impatto negativo sull’utile operativo di 149 milioni di franchi sull’intero 2025, con ricadute attese anche sui conti del 2026.
Le ripercussioni si sono fatte sentire anche sulle casse pubbliche: il Canton Soletta ha incassato tra i 6 e i 7 milioni di franchi in meno di imposte versate da Alpiq, a cui si aggiungono quasi 3 milioni di mancate entrate derivanti dalle tasse per la fornitura dell’acqua utilizzata per il raffreddamento dell’impianto. E gli strascichi si faranno sentire anche sui bilanci del 2026.
Sul fronte tecnico, il problema è stato risolto con la sostituzione delle valvole di ritegno del circuito idrico, un intervento giudicato necessario per evitare un possibile sovraccarico nelle tubazioni in caso di guasto al reattore. Si tratta di componenti originali risalenti al 1979, anno di messa in funzione della centrale.
Valvole del 1979 e interrogativi sulla tempestività delle decisioni
La vicenda ha tuttavia sollevato interrogativi sulla tempestività delle decisioni prese. Nathan Solothurnmann, esperto di energia di Greenpeace Svizzera, chiede maggiore trasparenza: non è chiaro quando i gestori della centrale e l’Ispettorato Federale della Sicurezza Nucleare abbiano stabilito che le valvole non fossero più sicure, né quando sia stato deciso di intervenire. Secondo l’esperto, intervistato dal nostro Radiogiornale, nel momento in cui i modelli teorici avessero indicato un problema, il reattore avrebbe dovuto essere spento immediatamente, senza attendere la revisione programmata.
Solothurnmann guarda anche al futuro: “Sappiamo che col passare del tempo il numero dei possibili problemi aumenta. Vogliamo essere certi che questi vengano affrontati tempestivamente e che le centrali, in questi casi, vengano immediatamente spente.”
Legato al Radiogiornale delle 12.30 del 23.03.2026








