Svizzera

La rinascita dell’estrema destra svizzera

Due settimane fa l’attacco a un evento zurighese con Drag Queen e bambini – L’esperto: “Movimenti in crescita, in Svizzera non c’è coscienza del problema”

  • 2 November 2022, 04:52
  • 12 September 2023, 12:29
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I neonazisti crescono anche in Svizzera

Telegiornale 20:00 di martedì 01.11.2022

Di:TG/Red. MM

Non più solo concerti in zone periferiche e incontri clandestini: due settimane fa un gruppo di neonazisti ha preso d’assalto una manifestazione in cui delle Drag Queen ballavano con dei bambini e ora se ne vanta anche in rete. La destra radicale sembra vivere una rinascita anche in Svizzera.

I fatti risalgono al 16 ottobre e sono avvenuti nella Casa della danza di Zurigo, dove si teneva un pomeriggio familiare in cui uomini travestiti ballavano e cantavano con dei bambini. L'irruzione del gruppo di neonazisti del gruppo Junge Tat è documentato su video: marciano con dei fumogeni, inneggiano alla famiglia tradizionale e contro quella che chiamano ideologia di genere e se ne vantano in rete a ritmi di musica elettronica. E per la prima volta, due di loro si sono presentati a volto scoperto spiegando le ragioni dell'azione violenta.

La RSI ne ha parlato con lo studioso dell'estrema destra svizzera Damir Skenderovic, professore di storia contemporanea Uni Friburgo, che vede alcuni aspetti nuovi. "Che si tratti dei dibattiti di genere, la migrazione o l'asilo, vediamo che questi gruppi cavalcano dei temi già discussi a livello globale in chiave estremista. L'ascesa in molti paesi di governi populisti come negli Stati Uniti di Trump ha offerto all'estrema destra agganci per presentarsi al pubblico, anche in Svizzera".

Il simbolo del gruppo Junge Tat, “giovane azione”, è una spada e al contempo una T dell’alfabeto runico, nel Terzo Reich simbolo della fedeltà a Hitler ed elemento rivelatore di un'ideologia estremista. I social sono il loro megafono. Il movimento conterebbe solo una dozzina di membri attivi, ma sono oltre 6’000 i simpatizzanti solo su telegram.

"Dobbiamo dividere due livelli: da un lato i membri attivi, spesso sono delle cellule circoscritte, dei piccoli nuclei che intervengono con delle azioni di provocazione come quella a Zurigo, ma dall’altro numericamente è ben più importante il potenziale dei simpatizzanti. Negli ultimi anni ci sono stati numerosi studi che hanno dimostrato la forte presa, tanto da coinvolgere circa il 10% dei giovani e non solo in Francia o Germania, ma anche da noi in Svizzera."

Con la pandemia l’attività dei gruppi estremisti è aumentata. Che sia con dimostrazioni di volontà di combattere, concerti in cui si inneggia all'odio raziale, al rifiuto della diversità, che si concretizzano poi in attacchi alle sinagoghe o all'incontro LGBT di metà ottobre. Il problema è reale e in aumento. "In Svizzera c'è una sorta di negazione del problema, benché la presenza abbia una continuità dal tempo del nazionalsocialsimo. E questo spiega in parte la realtà del presente: non siamo coscienti del problema e lo Stato non dispone di conseguenza di misure efficaci per rispondere preventivamente al fenomeno dell'estremismo di destra".

In Svizzera solo il canton San Gallo ha varato una legge per contrastare le loro attività e questo dopo un concerto con ben 5’000 neonazisti che si erano riuniti per un concerto nel 2016. Zurigo riflette ora se non sia necessario seguirne l'esempio.

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