Per misurare concretamente l’esposizione della popolazione ai pesticidi, la RTS ha raccolto ciocche di capelli di 54 persone provenienti da tutti i cantoni romandi. Le analisi mostrano che solo due volontari non presentavano alcuna traccia di pesticidi. Negli altri casi, sono state rilevate da 1 a 8 sostanze diverse, con una media di 2 per persona.
Ogni campione, tagliato a filo del cuoio capelluto, misurava sei centimetri: una lunghezza sufficiente per ricostruire l’esposizione degli ultimi sei mesi ai 100 pesticidi più diffusi. I capelli sono ottimi indicatori, poiché possono accumulare i pesticidi sul lungo periodo. “Alcuni pesticidi passano nel sangue e vi si depositano, mentre altri provengono direttamente dall’aria ambiente che respiriamo”, spiega la tossicologa Aurélie Berthet di Unisanté, a Losanna.
Il test sui capelli (A bon entendeur, RTS, 03.03.2026)
La permetrina in quasi tutte le abitazioni
Tra i 20 pesticidi rilevati, uno spicca nettamente: la permetrina, individuata nell’84% dei partecipanti. Una sostanza molto diffusa in spray e diffusori contro gli insetti, ma non autorizzata in Svizzera per l’uso agricolo.
Altri prodotti d’uso domestico sono stati riscontrati con frequenza tra i partecipanti al test: “Servono in particolare a combattere gli insetti o sono utilizzati come antipulci e antizecche per gli animali domestici”, precisa Berthet. I prodotti autorizzati sulle superfici agricole svizzere rappresentano invece solo l’8% di tutte le sostanze rilevate.
Tra i partecipanti al test figurava anche la presidente di AgriGenève, Patricia Bidaux. I suoi capelli non hanno rivelato alcun pesticida impiegato nell’agricoltura svizzera. “Questo mostra i progressi compiuti nell’uso dei prodotti, nella consapevolezza e nelle tecniche adottate sul terreno”, osserva l’agricoltrice.
Dai capelli al flacone di pesticida
L’inchiesta ha permesso di risalire fino alla fonte di certe contaminazioni. Nel caso di una partecipante di Court (BE), ad esempio, è stato individuato un fungicida: il propiconazolo. Il prodotto era stato utilizzato cinque anni prima per trattare le travi del suo garage. “Queste vernici emettono sostanze nell’aria finché restano attive, talvolta fino a una decina d’anni”, avverte l’ecotossicologa Nathalie Chèvre dell’Università di Losanna. “Si è quindi esposti a lungo termine”.
A Ginevra, un’altra partecipante aveva usato quest’estate diversi prodotti contro le zanzare tigre. Nei suoi capelli sono stati rilevati due insetticidi, tra cui la transflutrina, vietata in agricoltura ma autorizzata per uso domestico. La lotta alle zanzare rappresenta un vero dilemma, secondo Chèvre: “Ci proteggiamo dalle zanzare ricorrendo a pesticidi che possono avere effetti sulla nostra salute nel lungo termine? Oppure ci lasciamo pungere da insetti che a loro volta possono essere vettori di malattie?”.
Quali conseguenze per la salute?
A questo stadio, purtroppo, non esiste alcun valore di riferimento che permetta di interpretare scientificamente le concentrazioni rilevate nei capelli. “Queste analisi non consentono di valutare un rischio individuale - avverte Aurélie Berthet - ma mostrano che viviamo circondati da sostanze chimiche, tossiche per l’ambiente e per l’essere umano”.

Agricoltura: l'utilizzo di prodotti fitosanitari in Svizzera
SEIDISERA 15.01.2026, 18:00
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