Il caccia svizzero precipitato mercoledì nei pressi di Besançon, non lontano dal confine, non ha improvvisamente perso quota a causa di una collisione. Questa è l'unica certezza concernente l'incidente, le cui cause restano però ancora da determinare. L'apparecchio, un F/A-18 decollato da Payerne e pilotato da un 38enne che s'è salvato grazie all'uso del seggiolino eiettabile, ma che ha comunque dovuto essere ricoverato, era impegnato in un'esercitazione con due Tiger facenti pure parte della flotta elvetica.
Altri resti del caccia
Degni di lode, secondo quanto ha dichiarato nel tardo pomeriggio a Berna il capo dell'aviazione militare Aldo Schellenberg, sono stati l'impegno e la rapidità d'intervento dei soccorritori francesi, che sono stati pubblicamente ringraziati per la loro professionalità. Sulla natura delle ferite riportate dal pilota, invece, non ha fornito indicazioni. I danni, per contro, ammontano a circa 50 milioni di franchi, "una perdita dolorosa", ha detto durante la conferenza stampa. All'acquisto l'aereo era costato 100 milioni.
Le autorità dei due paesi indagano sull'incidente, ma la direzione dell'inchiesta è dei francesi. Berna conta sulla loro discrezione affinché sia tutelato il segreto delle informazioni tecniche e ha informato anche le autorità degli Stati Uniti, dove è prodotto l'aereo. Il 23 ottobre del 2013 un velivolo simile s'era schiantato in Obvaldo e il bilancio era stato di due morti.
ATS/dg
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