DAZI ACCIAIO E REGOLE DISOCCUPAZIONE

Parmelin critica duramente l’UE

Il presidente sulle previste tariffe che colpiranno anche la Svizzera: “È inaccettabile” - Disoccupazione dei frontalieri: non è il momento giusto per parlarne

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Parmelin
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Di: SRF-Samsdagrundshau-Philipp Burkhardt/MgR, 

“Sono sorpreso da come stanno andando le cose” con l’Unione europea. Lo ha detto stamane Guy Parmelin intervenendo al programma “Samstagsrundschau” di Radio SRF.

Quando il moderatore ha evocato la questione delle nuove e più severe misure europee di protezione del mercato dell’acciaio, che entreranno in vigore il 1 luglio e non prevedono eccezioni per la produzione elvetica, il presidente della Confederazione ha risposto di averne parlato con Ursula von der Leyen la scorsa settinana a Yerevan, a margine del vertice della Comunità politica europea, a cui anche la Svizzera partecipa.

Quello che l’UE sta pianificando è inaccettabile per la Svizzera. “Fate attenzione, perché quello che state facendo potrebbe ritorcervisi contro”, le ha detto, perché la Svizzera è fortemente integrata nelle catene europee del valore, fornendo - per esempio - acciaio specializzato per componenti aerospaziali made in UE.

C’è l’acciaio...

Se non si troverà una soluzione, dal 1° luglio l’acciaio svizzero sarà soggetto ad un dazio del 50%, anziché all’attuale 25% quando importato nell’UE oltre una determinata quota. L’organizzazione di categoria “metal.suisse” ha già detto che questo potrebbe “spezzare il collo” alle acciaierie elvetiche.

La Svizzera vuole negoziare un compromesso nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). “Possiamo anche dire: ‘Va bene, se quello che ci offrite non è accettabile, vogliamo un risarcimento in altri ambiti’, ha aggiunto il consigliere federale. Non ha ancora specificato in quali: “Ma ho qualche idea”.

...ma c’è anche dell’altro

Parmelin ritiene inoltre inaccettabile che l’UE intenda obbligare la Svizzera a corrispondere integralmente le indennità di disoccupazione ai lavoratori frontalieri che perdono il lavoro. Ciò potrebbe costare alle finanze federali dai 600 ai 900 milioni di franchi all’anno, secondo le stime della Segreteria di Stato per gli Affari Economici. Parmelin prevede “discussioni difficili”, proprio mentre il terzo pacchetto di accordi bilaterali è in discussione al Parlamento svizzero.

Secondo il presidente, l’UE sta violando anche il “modus vivendi” concordato con Bruxelles. “Finché il pacchetto è in discussione in Parlamento e finché il popolo non si sarà espresso, ci siamo accordati per non creare incertezze. E ora ci troviamo di fronte a due questioni delicate che si presentano in un breve lasso di tempo. Forse il tempismo non è dei migliori”.

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