Il 7 febbraio 1971 - 53 anni dopo la Germania, 52 dopo l’Austria, 27 dopo la Francia e 26 dopo l’Italia - il popolo svizzero accordò il diritto di voto e di eleggibilità alle donne. Alle elezioni federali di quell'anno, una di loro - la radicale ginevrina Lise Girardin - fu eletta al Consiglio degli Stati e in 10 fecero il loro ingresso in Consiglio nazionale. Sarebbero diventate 11 poco dopo, quando una nuova deputata subentrò a un collega eletto alla Camera alta, e 12 a metà dell'anno seguente.
Ma a che punto sta la rappresentanza femminile alla vigilia delle elezioni federali del 2023? Quelle del 2019 furono da record, con un balzo in un solo colpo di dieci punti percentuali: 84 donne elette al Consiglio nazionale, il 42% del totale.
Il culmine di una crescita che è stata praticamente costante per quasi mezzo secolo, con un solo breve stop fra il 2011 e il 2015. La quota di elette ha continuato a salire anche mentre quella delle candidate marciava sul posto. Se infatti dal 15,82% del 1971 (267 donne in lizza su 1’687 candidati totali) si era giunti un passo dopo l’altro al 34,93% del 1995, poi fino alle elezioni del 2015 il rapporto era rimasto stabile. Nel 2019, invece, per la prima volta era più probabile figurare fra gli eletti (il 42% - come detto - erano donne) che non sulla lista dei candidati (il 40,32%). Quest’anno le candidate sono il 41%.
Agli Stati, invece, il 26,1% di donne elette del 2019 è stato un nuovo primato, dopo tre tornate consecutive in cui invece la "quota rosa" era addirittura diminuita. Ad oggi le "senatrici" sono 13 su 45 (è vacante il seggio ticinese che era di Marina Carobbio Guscetti ma è anche vero che fino a pochi mesi fa uno dei due rappresentanti sangallesi era Paul Rechsteiner, un uomo, mentre oggi c'è una donna, Esther Friedli). Il 22 ottobre un terzo delle candidature sarà femminile, con punte del 70% in Argovia e del 57% nel canton Friburgo. Fra Verdi e socialisti sono pure più della metà.
In Ticino la prima fu Alma Bacciarini
Se guardiamo al Ticino, solo alla terza occasione una donna riuscì a farsi eleggere al Nazionale: fu Alma Bacciarini, eletta nel 1979 e in carica fino al 1983. Dopo di lei si dovette attendere 16 anni per vederne una seconda, Chiara Simoneschi-Cortesi, che rimase a Berna fino al 2011 e fu prima cittadina della Confederazione nel 2008-2009.
Alma Bacciarini divenne nel 1979 la prima consigliera nazionale ticinese
Dal 2003 al 2019 sono sempre state due le donne ticinesi elette alla Camera bassa, anche se nell'ultima legislatura solo una vi sedeva effettivamente: Greta Gysin. Marina Carobbio Guscetti, infatti, la spuntò il 20 ottobre di quattro anni fa (quando era presidente in carica del Nazionale), ma non iniziò il mandato. Come si ricorderà, vinse poche settimane dopo anche il ballottaggio per il Consiglio degli Stati e prese quindi posto alla Camera dei cantoni.
Al suo posto al Nazionale subentrò quindi Bruno Storni. Per altro Carobbio Guscetti è stata la prima e finora unica donna ticinese a occupare una poltrona alla Camera alta, fino alla sua recente elezione in Consiglio di Stato.
Guardando invece alle candidature, quelle femminili al Nazionale - stando ai dati dell'Ufficio federale di statistica - sono passate in Ticino da poco meno di un quinto del totale nel 1971 (9 su 51) a circa un terzo nel 2019 (54 su 149) e al 39% in questa tornata (99 su 256).
Nei Grigioni tre donne su cinque al Nazionale
I grigionesi dovettero attendere addirittura fino al 1995 per vedere una donna eletta al Nazionale. Furono due in un solo colpo, la socialista Silva Semadeni e Brigitta Gadient dell'UDC. Quest'ultima si riconfermò poi nel 1999, 2003 e 2007. Nel 2011 toccò di nuovo a Semadeni, alla quale nel 2015 si aggiunse Magdalena Martullo-Blocher.
A compensare la lunga attesa e un numero di candidature femminili inizialmente molto basso (solo 3 su 20 nel 1971), la situazione dell'ultima legislatura vedeva una rappresentanza addirittura a maggioranza "rosa": insieme all'attuale primo cittadino della Confederazione Martin Candinas e a Jon Pult, infatti, sedevano al Nazionale Anna Giacometti, Sandra Locher Benguerel (che non si ripresenta il 22 ottobre) e la già citata Magdalena Martullo-Blocher.
I rappresentanti grigionesi al Nazionale nell'ultima legislatura, con tre donne su cinque deputati: da sinistra Jon Pult, Anna Giacometti, Magdalena Martullo-Blocher, Sandra Locher Benguerel e Martin Candinas
È però anche vero che mai il Cantone ha mandato una donna agli Stati (ma in compenso una in Consiglio federale, Eveline Widmer-Schlumpf). Le candidate il 22 ottobre sono il 33% del totale.
Il lento ritorno dei giovani
La politica è un mestiere "per vecchi" o quanto meno per persone "mature"? Non è tanto un luogo comune, se si guarda ai dati riportati dal sito del Parlamento federale, ma nel tempo si è assistito a un'evoluzione. Il Legislativo più giovane mai eletto dalla nascita dello Stato federale del 1848 fu... il primo: l'età media dei deputati era di 40 anni agli Stati e di 43 al Nazionale. La speranza di vita, va detto, all'epoca era nettamente inferiore a quella di oggi.
Da quel momento in poi per un secolo abbondante l'invecchiamento è stato più o meno costante. I "senatori" hanno operato il sorpasso sui deputati a inizio '900, quando la media di età al momento dell'elezione era arrivata a 52 anni. Nel 1960 si raggiunse l'apice: gli eletti alla Camera alta avevano in media 61 anni, quelli alla Camera bassa 54.
Andri Silberschmidt del PLR, il più giovane eletto al Consiglio nazionale nel 2019
Da allora si è assistito a un ringiovanimento, per quanto lento: dal 1972 a oggi l'età media dei membri dell'Assemblea federale ha oscillato fra i 53 anni massimi del 1976 ai 50 minimi del 1992 e del 2020 (fra i 52 e i 49 per i consiglieri nazionali, fra i 56 e i 53 per quegli agli Stati). Si tratta - va specificato - del dato rilevato il 1° gennaio successivo a ogni elezione. Chiaro che poi, durante il quadriennio, i singoli invecchiano e l'età media cresce di conseguenza.
Uno sguardo più dettagliato alle singole fasce di età evidenzia che quella fra i 51 e i 60 è sempre stata la più rappresentata in Parlamento nell'ultimo mezzo secolo, con l'eccezione degli eletti del 1991, e che a ruota segue quella fra i 41 e i 50. Addirittura, agli Stati bisogna andare indietro di quattro legislature per trovarne una in cui i 51-60enni non hanno costituito da soli la maggioranza dell'emiciclo.
La quota di queste due classi di età è però in calo da una trentina di anni a questa parte, mentre sono aumentati sia i 31-40enni che i giovani sotto i 30 anni. Questi ultimi erano totalmente assenti dal Legislativo eletto nel 1991, mentre sono diventati il 3,3% nel 2019.
Risulta quindi un po’ in controtendenza che questo 22 ottobre i candidati al Nazionale abbiano la media di età più alta da un trentennio a questa parte: 43,6 anni, a fronte dei 41,75 del 2019. Si sale oltre i 45 fra i candidati del Centro, oltre i 50 per quelli della Lega e dei Democratici Svizzeri.
Circa il 30% dei candidati a livello nazionale ha meno di 30 anni e una decina solo 18 anni. L’evangelica zurighese Chiara Haller, la più giovane, li compirà proprio il 22 ottobre. All’estremo opposto, un’altra decina di aspiranti consiglieri nazionali ha fra gli 82 e gli 88 anni del centrista Max Grünenfelder, anche lui zurighese.
La corsa dei (quasi) 6'000
Accanto alle tendenze di genere e demografiche, ce ne è un’altra che si è delineata chiaramente nel nuovo millennio ed è quella al moltiplicarsi del numero di liste e candidati al Nazionale. Rispetto a 50 anni fa questi ultimi sono ormai più che triplicati e a questa tornata per la prima volta si superano i 5’000 aspiranti a un seggio alla Camera del popolo. Anzi, si sfiorano addirrittura i 6’000: sono infatti 5’914 i nomi annunciatisi e se ne possono teoricamente aggiungere ancora in cantoni con un solo seggio dove si vota al maggioritario e ci si può presentare anche in extremis.
L’effetto delle congiunzioni
Il motivo è essenzialmente tecnico: sempre più partiti compongono una lista principale ma presentano anche sottoliste, nella speranza di accumulare voti utili con le congiunzioni. Il PPD argoviese ne aveva 9 nel 2019 e grazie ad esse conquistò un seggio in più. Quest’anno i Verdi liberali, nel medesimo cantone, schierano ben 128 candidati su 8 liste. L’analisi per partito mostra che sono proprio questi due a schierare più candidati a livello nazionale: 1’104 il Centro, 839 i Verdi liberali. I socialisti sono 704, i liberali-radicali 654 e i democentristi 633.
Quattro anni fa i candidati in tutta la Svizzera erano stati 4'660. Quest'anno Zurigo da solo arriva a 1'341, Berna a 776. Quasi ovunque si registrano primati , solo Basilea Città, Friburgo e Vallese contano meno aspiranti deputati che nel 2019.
Pur senza arrivare a questi estremi, il trend è chiaro anche in Ticino: a contendersi le otto poltrone erano in 51 nel 1971 e solo 42 nel 1975. Otto anni fa si passò in un sol colpo da 68 a 122, per poi toccare i 149 candidati nel 2019 e i 256 quest'anno, ripartiti sulla bellezza di 33 liste. Verdi, Centro, UDC e Lega ne hanno per esempio cinque a testa. Sono 11 gli aspiranti alle due poltrone agli Stati, fra cui tre donne.
Nei Grigioni i cinque seggi al Nazionale fanno gola a 122 persone (43 sono donne) ripartite su 25 liste (UDC e Verdi liberali primatisti con cinque).

Elezioni federali, l'ultimo sondaggio SSR
Telegiornale 11.10.2023, 20:36




