La radiologia è diventata una miniera d’oro finanziata dai premi dell’assicurazione malattia? Alcuni documenti amministrativi interni del gruppo 3R (Réseau Radiologique Romand), che conta una ventina di studi medici e una sessantina di radiologi, permettono per la prima volta di documentare dall’interno un modello molto redditizio.
Questi dati, sottratti da hacker alla fine di aprile e poi trasmessi alla RTS da terzi, riguardano la politica salariale, i conti e le decisioni strategiche del gruppo. Il tutto in un settore i cui ricavi provengono, secondo un documento interno, per il 90% dall’assicurazione malattia obbligatoria (LAMal) e per il 10% dall’assicurazione infortuni.
Queste pratiche non sono illegali – gli stipendi dei medici e gli utili degli studi medici non sono regolamentati –, ma sollevano una questione politica delicata: fino a che punto i premi dell’assicurazione malattia obbligatoria devono finanziare l’arricchimento di un gruppo privato e dei suoi medici dipendenti?
35’000 franchi al mese di stipendio
Innanzitutto, gli stipendi. I dati di 3R rivelano livelli retributivi particolarmente elevati per i medici del gruppo. Secondo questi dati, percepiscono tra 300’000 e 360’000 franchi lordi all’anno. I responsabili di sede ricevono 60’000 franchi supplementari, quindi fino a 420’000 franchi.

I radiologi sono dipendenti, il maggiore azionista del gruppo è un fondo francese
Non si tratta di radiologi indipendenti che hanno investito nel proprio studio, acquistato macchinari costosi, assunto personale e preso un rischio imprenditoriale. I medici in questione sono dipendenti del gruppo, che possiede gli studi, le attrezzature e l’organizzazione amministrativa.
Queste cifre fanno sobbalzare diversi politici sotto la Cupola di Palazzo federale a Berna. “Questi stipendi sono scioccanti perché sono pagati dall’assicurazione obbligatoria”, ha reagisto in particolare il socialista neocastellano Baptiste Hurni, nel telegiornale delle 19h30 di RTS.

Il socialista neocastellano Baptiste Hurni critica quelle che ritiene retribuzioni eccessive
Interpellato su queste retribuzioni, 3R non ha voluto “confermare alcun importo”. Precisa che gli stipendi “sono allineati” a quelli del settore nella Svizzera romanda: “Per quanto ne sappiamo, un radiologo a metà carriera percepisce circa 300’000 franchi in tutti gli ospedali pubblici romandi. È ovviamente difficile convincere chiunque a unirsi a un istituto privato proponendogli uno stipendio inferiore”.
Un sistema di bonus che incentiva l’atto medico?
La retribuzione dei radiologi non si ferma allo stipendio base. I documenti interni rivelano anche un meccanismo di bonus. A ogni medico viene fissato un obiettivo di fatturato. Quando questo obiettivo viene superato, il radiologo riceve il 18% dell’eccedenza. In altre parole, più fattura, più la sua retribuzione aumenta.
Un caso emerge dai documenti consultati: un medico ha fatturato nel corso del 2025 per 3,34 milioni di franchi di prestazioni, cioè poco più di un milione in più rispetto al suo obiettivo fissato a 2,25 milioni. Oltre al suo stipendio base di 420’000 franchi, ha così percepito quasi 197’000 franchi di bonus, per un totale di 617’000 franchi all’anno. Una retribuzione largamente superiore a quella di un consigliere federale (478’000 franchi).
Questo meccanismo di bonus solleva interrogativi in un ambito così delicato come la medicina, dove un esame dovrebbe rispondere unicamente a un bisogno clinico.

Il consigliere agli Stati Mauro Poggia, ex responsabile della sanità ginevrina, critica in particolare il sistema di bonus
“Ci sono bonus, quindi c’è un incentivo a produrre. Dov’è l’esame dell’interesse del paziente in tutto questo?”, si indigna il consigliere agli Stati del Mouvement Citoyen Genevois Mauro Poggia, ex consigliere di Stato responsabile della sanità a Ginevra. “Ma è il sistema stesso che implica queste disfunzioni. Se non si attacca il sistema, avremo sempre queste problematiche”.
Interpellata su questo sistema, la Federazione dei medici svizzeri (FMH), che difende le retribuzioni elevate degli specialisti, si mostra anch’essa critica. “La FMH si oppone chiaramente alle componenti salariali variabili, come i bonus, quando creano un incentivo ad aumentare il volume delle prestazioni fornite”.
“Contestiamo fermamente che la nostra politica salariale incoraggi la moltiplicazione degli atti medici all’interno dei nostri istituti”, risponde da parte sua il gruppo 3R. “Gli istituti privati di radiologia dipendono completamente dalle prescrizioni dei medici. Infatti, sono loro soltanto a indirizzare i pazienti nei centri di radiologia e a decidere gli esami da realizzare”. Su questi medici esterni, 3R afferma di non avere nessuna influenza. Tuttavia, la questione è onnipresente nei documenti del gruppo, che cura le relazioni con i medici che prescrivono più esami radiologici, i quali beneficiano di linee telefoniche “VIP” che aggirano i centralini, oltre che di inviti a eventi. Un documento invita a “offrire loro un regalo” (“da pochi franchi”, sostiene il gruppo).

Una specialità che richiede apparecchi costosi
I documenti interni consultati mostrano tuttavia che il gruppo segue con precisione l’attività dei medici che prescrivono, che definisce “portatori di fatturato”.
Utili che finanziano le acquisizioni
Le retribuzioni dei medici sono solo un aspetto del modello. Nonostante questi stipendi molto consistenti, i conti mostrano anche che 3R genera importanti margini operativi. L’anno scorso, l’utile operativo lordo (EBITDA) del gruppo ha raggiunto il 20% dei ricavi, cioè quasi 19 milioni di franchi su un fatturato di 92 milioni di franchi.
Le tariffe del nuovo tariffario Tardoc, in vigore dal 1° gennaio, non sembrano rimettere in discussione il modello del gruppo, che afferma di subire “un calo della redditività superiore al 10%”. Secondo i file ottenuti, 3R non ha rivisto al ribasso gli stipendi dei suoi specialisti e pianifica sempre un’eccedenza consistente nel 2026, benché in calo. Prevede di compensare le conseguenze di Tardoc “in due anni tramite un effetto volume del 6% all’anno e un effetto prezzo del 5% all’anno”, secondo i verbali del consiglio di amministrazione.
3R: “Senza remunerazione dell’investimento, non ci sono investitori, né innovazione”
Le discussioni del consiglio di amministrazione sono particolarmente rivelatrici. Più di quella di una rete medica, sembrano quelle di un’impresa strutturata attorno alla crescita, alle acquisizioni e alla redditività. Tra le priorità iscritte per il 2026 figurano la “creazione di valore per gli azionisti”, la produttività e l’ottimizzazione tariffaria.
Il gruppo contesta ogni lettura puramente finanziaria del suo modello. Mette in evidenza gli investimenti onerosi necessari a questa specialità medica: “La nostra strategia aziendale è confidenziale e non intendiamo commentarla pubblicamente. Bisogna tuttavia ricordare gli investimenti privati molto consistenti necessari a monte per praticare la radiologia e mantenersi a un alto livello di qualità, per di più in Svizzera. E senza remunerazione dell’investimento, non ci sono investitori, né innovazione”.
Un fondo d’investimento francese, nuovo azionista di maggioranza
Nel corso degli anni, il gruppo fondato nel 2000 in Vallese ha approfittato dei suoi buoni risultati per rilevare numerosi studi medici e dominare il mercato romando della radiologia. Mentre contava solo 12 studi medici nel 2021, 3R ne detiene ormai una ventina.
È attualmente in trattativa con numerosi studi medici. Diverse offerte di acquisizione sono in fase di finalizzazione. Da due anni, la direzione punta principalmente sulla Svizzera tedesca per imporsi come leader del settore in tutto il Paese.
Secondo le loro dimensioni, il loro materiale e il loro potenziale, gli “obiettivi” sono valutati da alcuni milioni a diverse decine di milioni di franchi. Per sostenere questa strategia di acquisizioni, il gruppo si è associato nel giugno 2021 a un fondo d’investimento francese, Naxicap, che ne è diventato l’azionista di maggioranza.
Questo cambio di azionariato segna una tappa importante. La radiologia romanda non è più soltanto un affare per dottori proprietari di studi medici. Diventa anche un attivo finanziario, detenuto in maggioranza da un fondo d’investimento straniero, che può beneficiare di dividendi generati da un’attività finanziata quasi interamente dai premi dell’assicurazione malattia elvetici.
Dati sottratti
Il 30 aprile 2026, il sistema del gruppo di radiologia 3R è stato violato per la seconda volta in poco più di un anno. Il furto riguardava diverse decine di migliaia di documenti, più di 50 gigabyte di dati. Pubblicati sul darknet alcune settimane più tardi, i file, sempre accessibili online, sono stati forniti da terzi alla RTS.
La RTS ha deciso di analizzare questi documenti perché contengono informazioni di interesse pubblico. Permettono di documentare per la prima volta, in modo molto preciso, alcuni flussi di denaro nel sistema sanitario svizzero, finanziato essenzialmente dai premi dell’assicurazione malattia obbligatoria.
Questo lavoro è stato fatto tenendo presente la necessità di proteggere le persone interessate. Le informazioni che permettono di identificare pazienti, dipendenti o piccole entità sono state anonimizzate.








