Approfondimento

Screening medici, redditizi ma non sempre utili

Analisi del sangue, test sotto sforzo, a volte persino TAC o risonanze magnetiche: gli esami preventivi sono in aumento, ma alcuni medici mettono in dubbio l’utilità di certi test

  • 43 minuti fa
Gli esami preventivi i cui benefici sono riconosciuti non vengono talvolta effettuati a sufficienza

Gli esami preventivi i cui benefici sono riconosciuti non vengono talvolta effettuati a sufficienza

  • Keystone
Di: Emilie Délétroz (RTS), articolo originale - sf, adattamento in italiano

Medici e assicuratori constatano un interesse crescente per gli esami preventivi. In aumento in particolare le richieste di controlli annuali o di esami del sangue, così come gli screening, che consistono nel cercare la presenza di una malattia specifica in persone apparentemente sane e senza sintomi.

“La maggior parte degli esami di screening è inutile e rappresenta un costo per il sistema sanitario” dice Nicolas Rodondi, professore di medicina all’Università di Berna e presidente dell’associazione Smarter Medicine, che mira a ridurre la sovramedicalizzazione e le cure inappropriate. “Circa il 20% dei costi della sanità è destinato a prestazioni che non apportano alcun beneficio ai pazienti, secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), ma che possono provocare effetti collaterali e incidono sui premi di cassa malati”.

Benefici per i pazienti

In generale, quanto più una malattia viene individuata precocemente, tanto maggiori sono le possibilità di sopravvivenza. La realtà, tuttavia, è più complessa. Per orientarsi, EviPrev, un programma nazionale di prevenzione clinica, propone una tabella di raccomandazioni basata su studi internazionali. Gli esami devono soddisfare diversi criteri prima di essere raccomandati.

“È necessario che i test migliorino la salute e la prognosi dei pazienti, e che la loro efficacia sia stata dimostrata in studi randomizzati con due gruppi: uno sottoposto a screening e uno che non lo è” spiega Rodondi, membro dell’associazione.

Alcuni esami hanno dimostrato la loro efficacia, come il Pap test e il test HPV per il tumore del collo dell’utero. I programmi di screening per il tumore del colon consentono di ridurre della metà il numero dei decessi, mentre quelli per il tumore al seno comportano una diminuzione di quasi il 20%.

Per altri tumori, invece, come quelli dell’ovaio, del pancreas o della tiroide, lo screening non apporta benefici al paziente, precisa il presidente di Smarter Medicine.

Esami non sempre utili

Individuare una malattia in fase precoce non migliora necessariamente la prognosi del paziente. Ciò si osserva in particolare nel caso del tumore alla prostata. Lo screening avviene tramite un esame del sangue dell’antigene prostatico specifico (PSA), che può essere seguito da una biopsia in caso di risultato positivo.

Questi test comportano numerosi falsi positivi, risultati che indicano erroneamente la presenza di una malattia, oppure sovradiagnosi, ovvero la diagnosi di una patologia che non evolverà mai fino a causare sintomi. Un altro problema riguarda i trattamenti, che possono comportare complicazioni, dall’incontinenza alle disfunzioni erettili fino alle infezioni.

La malattia evolve generalmente molto lentamente e insorge spesso in età avanzata, quando l’aspettativa di vita del paziente non è più molto elevata. Si pone quindi la questione della pertinenza degli esami preventivi, e perfino del trattamento, ma si tratta di un aspetto difficile da accettare.

“Quando si ha un cancro, è difficile non trattarlo” afferma il dottor Romain Freund, responsabile dei programmi vodese di screening per il tumore al seno e al colon presso Unisanté. “Si potrebbe aspettare e osservare l’evoluzione, ma la spada di Damocle del cancro incombe troppo sul paziente. Così si finisce per trattare, anche se la persona sarebbe eventualmente deceduta senza mai sviluppare sintomi legati a quel tumore”.

On en parle (RTS, 19.05.2026)

Esami d’alta gamma

L’aumento delle malattie croniche legate all’invecchiamento della popolazione o allo stile di vita, così come la moltiplicazione dei mezzi tecnici di screening, possono in parte spiegare la crescita degli esami preventivi.

Anche i social media potrebbero giocare un ruolo, secondo Quoc-Duy Vo, medico caposervizio di radiologia all’ospedale di Morges. “L’accesso alle informazioni è più semplice e c’è una maggiore consapevolezza collettiva sull’importanza di mantenersi in buona salute” osserva.

Alcune cliniche che offrono scanner di tutto il corpo ricorrono perfino agli influencer per promuovere i propri servizi. Sui social si moltiplicano i video promozionali, spesso accompagnati da codici sconto. Questi esami, che possono costare anche diverse migliaia di franchi, sono rimborsati da alcune assicurazioni complementari. “Queste persone si sottopongono a esami molto approfonditi, genetici o di imaging, senza che vi siano prove della loro utilità” afferma il dottor Kevin Selby.

Al contrario, tali pratiche possono fare più male che bene. Questi strumenti di precisione possono infatti portare a scoperte fortuite “che sarebbe stato meglio non fare”. “Consumano risorse e gli accertamenti necessari per capire esattamente di cosa si tratta possono generare complicazioni” aggiunge il responsabile del gruppo di ricerca su screening e medicina partecipativa di Unisanté.

Effetto ansiogeno

Le assicurazioni complementari trarrebbero quindi vantaggio da questo “mercato dello screening”, cercando di attirare clienti facoltosi. Ma non sono le uniche. “Tutti coloro che vendono questi test ne beneficiano, così come i medici che li eseguono. Anche i farmaci da assumere a vita fruttano all’industria farmaceutica” elenca Rodondi. “Gli unici a non trarne vantaggio sono i pazienti, che finiscono per pagare due volte: con la franchigia e attraverso premi di cassa malati in continuo aumento”.

Sophie Lelorain, professoressa associata di psicologia della salute all’Università di Losanna, mette in guardia anche contro l’effetto ansiogeno di questo tipo di esami. “Le persone che vi ricorrono hanno già un livello di ansia di base” osserva. “Si finisce sempre per trovare qualcosa. Il nostro corpo cambia ed è normale. Così, profili già ansiosi si lanciano in questi esami, troveranno con ogni probabilità qualcosa e, naturalmente, questo alimenterà la loro ansia”.

Secondo lei, esiste un vero e proprio mercato della salute che sfrutta questi profili di pazienti ansiosi. “Penso che sia una trappola e immagino che non vi sia quasi alcuna regolamentazione in materia” prosegue la ricercatrice. “È facile immaginare pratiche commerciali in cui, se si desidera un check-up, si paga e lo si ottiene”.

Un freno alla consultazione

Paradossalmente, gli esami preventivi i cui benefici sono riconosciuti, come quelli per l’osteoporosi o per la pressione arteriosa, non vengono talvolta effettuati a sufficienza. Il costo dei test può rappresentare un ostacolo per alcune persone, in particolare se la loro franchigia di cassa malati è alta.

Esistono diversi programmi cantonali di screening rimborsati dall’assicurazione obbligatoria. Più della metà dei cantoni dispone, ad esempio, di un programma di prevenzione del tumore al seno dove, a partire dai 50 anni, tutte le donne ricevono un invito a sottoporsi a una mammografia ogni due anni. L’esame non è soggetto alla franchigia, ma soltanto alla partecipazione ai costi del 10%. “Solo circa la metà delle persone si sottopone però allo screening attraverso questo canale” sottolinea Khalil Zaman, oncologo specializzato nel tumore al seno al CHUV.

Nei cantoni che non dispongono di programmi di screening, i costi restano a carico delle pazienti. Le rinunce alle cure per motivi economici risultano quindi più elevate. “Uno studio ha mostrato recentemente che nei cantoni senza programmi i tumori vengono diagnosticati in stadi molto più avanzati” afferma Romain Freund.

Secondo i dati di Unisanté, su mille mammografie effettuate nell’ambito dei programmi di prevenzione, oltre 40 risultano falsi positivi. Nonostante ciò, una diagnosi precoce del tumore al seno presenta numerosi vantaggi.

“Se lo si scopre più tardi, con un tumore più grande o già esteso ai linfonodi, sono necessari trattamenti più pesanti” precisa Khalil Zaman. I tumori in stadio avanzato comportano inoltre costi più elevati e hanno un forte impatto sulla qualità di vita.

Per gli esperti, la strada da seguire è ormai quella dello screening personalizzato. Studi attualmente in corso puntano infatti a modulare i controlli in base a età, sesso, rischi familiari o agli esami già effettuati. L’obiettivo è superare i limiti attuali dello screening.

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