Alla fine del 4° anno HarmoS, che in Ticino equivale alla fine della seconda elementare, nove allievi su dieci raggiungono le competenze minime in matematica se vengono da una famiglia agiata, parlano a casa la lingua della scuola e non hanno una migrazione alle spalle. Nel gruppo opposto - svantaggio sociale, lingua diversa, prima generazione di migranti – ci arriva soltanto la metà. È la fotografia che emerge dal rapporto nazionale sulla “Verifica del raggiungimento delle competenze fondamentali (VECOF) 2024”, pubblicato giovedì dalla CDPE, la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della pubblica educazione.
Il test, svolto su tablet nella primavera di due anni fa, verifica quanti allievi raggiungono gli obiettivi formativi fissati in comune dai Cantoni. È la prima rilevazione a questo livello scolastico e dal 2028 il monitoraggio cambierà metodo.
I risultati a livello nazionale
A livello svizzero, l’87% degli allievi raggiunge le competenze fondamentali nella comprensione orale, il 79% in quella scritta e il 76% in matematica, emerge dal rapporto. Cifre da leggere però alla luce dell’obiettivo HarmoS, secondo cui “praticamente tutti” dovrebbero arrivarci. In alcuni Cantoni resta sotto la soglia tra un quinto e oltre un quarto degli allievi, che proseguono così il loro percorso con delle lacune.
La CDPE legge, comunque, questi risultati in positivo. Dietro le medie, però, emergono divari marcati.
Le disuguaglianze sociali
Il dato più netto riguarda le disuguaglianze. La condizione sociale della famiglia è il fattore che pesa di più: tra il quarto più svantaggiato e quello più benestante lo scarto tocca i 27 punti in matematica, dove il rischio di non farcela è circa tre volte e mezzo superiore. Seguono la lingua parlata a casa e lo statuto migratorio. Soprattutto, gli svantaggi si sommano – e un buon contesto familiare tende invece a compensare gli altri fattori.
Quasi assente, invece, il divario tra bambine e bambini: a livello svizzero appena due punti. Nessuna differenza nella comprensione orale, mentre nella scrittura sono leggermente avanti le bambine e in matematica i bambini. Differenze che, secondo altre rilevazioni, tendono ad accentuarsi con l’età.
Come si misura la “condizione sociale”
Nella ricerca, ad ogni allievo viene attribuito un indice di condizione sociale, basato sul titolo di studio dei genitori, sulla loro professione e sul numero di libri in casa. Su questa base la popolazione scolastica è divisa in quattro fasce di pari ampiezza: il quarto inferiore (il 25% più svantaggiato), le due fasce centrali (50% di estrazione media) e il quarto superiore (25% più privilegiato). Confrontando i risultati di ciascuna fascia si misura quanto l’origine sociale incida sulle competenze.
Ticino: risultati allineati alla media nazionale
In Ticino i risultati sono allineati alla media nazionale: 84% nella comprensione orale, 80% in quella scritta, 76% in matematica. Il Cantone, inoltre, conta una delle quote più basse in Svizzera di allievi che ricadono nella fascia socialmente più svantaggiata, e qui - a differenza della media nazionale - le differenze legate al contesto familiare non risultano statisticamente significative.
Gli autori avvertono che i dati non vanno usati per stilare classifiche tra Cantoni o scuole, e che fotografano correlazioni, non rapporti di causa-effetto.
La lettura del DECS: “Ticino equo, ma un allievo su cinque resta indietro”
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) giudica i risultati “globalmente positivi” e sottolinea che in Ticino, a differenza della media svizzera, le differenze individuali - genere, condizione sociale, lingua parlata a casa, statuto migratorio - non incidono in misura statisticamente significativa sul raggiungimento delle competenze. Il Cantone, scrive, “riconferma la propria equità” e la capacità di attenuare l’impatto delle disparità di partenza.
Il DECS valorizza il dato alla luce di due elementi: il Ticino è tra i Cantoni con la minor spesa pubblica per la scuola dell’obbligo, e molti bambini iniziano la scolarizzazione già a tre anni, un fattore che secondo il DECS agirebbe in prevenzione sulle disparità.
Il Dipartimento riconosce però che circa il 20% degli allievi non raggiunge le competenze fondamentali, con lacune che “rischiano di cristallizzarsi” lungo il percorso. Da qui l’impegno a rafforzare l’identificazione precoce delle difficoltà e i progetti già avviati sulla lingua (accesso al codice, lettoscrittura, promozione della lettura) e sulla matematica (progetto MaMa), oltre all’introduzione del docente d’appoggio obbligatorio.
Legato al Radiogiornale delle 12:30 del 21.05.2026










