L’applicazione Twint, la cui popolarità è esplosa nel giro di pochi anni, potrebbe diventare un servizio pubblico. È questa in ogni caso la proposta del consigliere agli Stati ginevrino Carlo Sommaruga. In una mozione recentemente depositata in Parlamento, il socialista chiede di rendere questo strumento completamente gratuito.
In Svizzera, Twint si è imposta in meno di un decennio come mezzo di pagamento imprescindibile. Semplice da usare e rapida, l’applicazione di pagamento è gratuita per i privati. Ma per i commercianti la realtà è ben diversa. Le spese legate al suo utilizzo sono giudicate troppo elevate.
L’estate scorsa l’associazione del commercio al dettaglio Swiss Retail ha del resto depositato un reclamo presso la Commissione della concorrenza, con l’accusa di abuso di posizione dominante.
Nonostante il suo costo, oggi è diventato difficile per i commercianti rinunciare a questo mezzo di pagamento, che è diventato quasi indispensabile. In nove anni di esistenza il numero di utilizzi di Twint si è moltiplicato per 225.
Una ripresa da parte della BNS
Per Carlo Sommaruga la Confederazione dovrebbe quindi mettere questo sistema gratuitamente a disposizione di tutte e tutti, come fa con la moneta. Attualmente nelle mani di grandi banche e della società SIX, Twint sarebbe così ripresa dalla Banca nazionale svizzera.
Secondo il consigliere agli Stati socialista, all’estero esistono diversi modelli di fronte a questo tipo di applicazione di pagamento. Nei paesi nordici regolamentazioni rigorose inquadrano le spese fatturate ai commercianti. Il Brasile dal canto suo ha optato per una soluzione più radicale: è la Banca nazionale del Paese a essere proprietaria dell’applicazione di pagamento.
“Si possono considerare entrambe le soluzioni, ma siccome il contante è nelle mani della BNS, sarebbe opportuno che lo fosse anche il denaro elettronico. Mi sembra essere un servizio pubblico indispensabile”, ha sostenuto lunedì al microfono della trasmissione La Matinale.
Una visione “bolscevica”
Questa proposta è insensata, denuncia dal canto suo il consigliere nazionale centrista ginevrino Vincent Maitre. “Che sia in mani private o in mani della BNS, non può essere gratuito”, ribatte. “C’è per forza qualcuno che paga alla fine: se non è il consumatore, sarà il contribuente. Ma nazionalizzare un’impresa mi sembra essere una visione piuttosto bolscevica delle cose”.
Per aiutare i piccoli commercianti Vincent Maitre si batte piuttosto per una regolamentazione, come una limitazione delle tasse prelevate sia da Twint sia da altri organismi per i pagamenti con carte di credito.
Intervenire o no, e se sì, con nuove regole o tramite una nazionalizzazione? Il Parlamento federale dovrà decidere.
I numeri di Twint
Twint ha superato nel 2025 la soglia dei 6 milioni utenti, che nell’arco dei 12 mesi hanno effettuato 773 milioni di transazioni (+31% rispetto all’anno precedente). Circa un quarto di queste avviene fra privati, i rimanenti tre quarti sono di natura commerciale in negozi fisici o online: la accetta oltre l’80% dei commercianti, anche in rete. I proprietari sono UBS, Raiffeisen, Postfinance, le banche cantonali di Vaud e Zurigo e le società Worldline e SIX (quest’ultima controlla la borsa svizzera).

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Notiziario 30.03.2026, 12:00
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