L'ex direttore dell'Ufficio federale di statistica, Jürg Marti, è stato scagionato dalle accuse di sessismo e inosservanza delle disposizioni, che lo avevano indotto alle dimissioni con effetto immediato in febbraio.
I rimproveri che gli erano stati mossi tramite una lettera anonima al consigliere federale Alain Berset, e poi in maniera confidenziale da una quindicina di persone presentatesi al segretariato del Dipartimento dell'interno, avevano trovato ampio spazio sulla stampa ma non sono stati suffragati da alcun elemento nel corso dell'inchiesta interna commissionata dal DFI a uno studio legale bernese.
Nominato da Pascal Couchepin nel 2009, il 50enne economista solettese era già stato criticato due anni prima per un conflitto con la commissione del personale. L'indagine ha tuttavia rivelato che i rapporti con le associazioni dei dipendenti erano al momento della partenza di Marti "sostanzialmente corrette".
Le cause della vertenza, spiega il DFI, erano piuttosto legate a una diversa concezione del modo di condurre l'ufficio. Marti, al momento di lasciare l'UST, aveva ricevuto un'indennità di partenza pari a un anno di salario (291'093 franchi al massimo).
PON/ats
Gallery image - UST, Jürg Marti riabilitato
Nessuna procedura penale
Marti esce riabilitato dall'inchiesta, ma ora sono gli autori delle accuse a dover temere conseguenze: il DFI non avvierà procedura penali, contrariamente a quanto raccomandato dagli autori dell'indagine interna, ma ci saranno procedimenti disciplinari che potranno sfociare in un avvertimento (in caso di colpa per negligenza) oppure in una multa, una decurtazione provvisoria di salario, un trasferimento o una riduzione del tempo di lavoro (in caso di intenzionalità). Viene loro rimproverato, in particolare, di essersi rivolti ai media, rivelando anche informazioni confidenziali, invece di servirsi delle vie di servizio interne.
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