Quella in favore di un giovane eritreo che, rifiutata la richiesta d'asilo, ha dovuto interrompere l'apprendistato che stava svolgendo con successo nel canton Berna, è una delle tante storie di solidarietà nei confronti di stranieri destinati all'espulsione dalla Svizzera. Se non che, in suo favore, si stanno mobilitando i vertici dell'UDC nazionale, con possibili risvolti anche a livello normativo.
Arrivata la decisione, il suo datore di lavoro - che appartiene a una sezione locale del PLR - si è infatti rivolto per aiuto al presidente dell'UDC nazionale Albert Rösti. "Mi ha convinto, l'interruzione della formazione è sproporzionata", ha risposto Rösti, girando la questione al gruppo parlamentare. "Ne parleremo in commissione", ha quindi fatto sapere il consigliere nazionale Andreas Glarner, che non solo è uno dei papabili alla successione di Rösti, ma è anche noto per le sue posizioni rigide in materia di immigrazione.
Nella vicenda riportata dal quotidiano Der Bund non si accenna a un diritto di rimanere in Svizzera a tempo indeterminato, ma solo a quello di terminare il percorso formativo professionale. Si tratterebbe comunque di un allentamento delle regole in vigore. Sul tema sono pendenti due mozioni sulle quali il Consiglio federale ha dato parere negativo ma che, con l'eventuale appoggio democentrista, potrebbero essere accolte.





