Il 30 aprile 2021 Confederazione e Cantoni lanciavano una roadmap comune contro la violenza domestica. Una strategia articolata in dieci ambiti d’intervento, con misure concrete pensate per rafforzare la prevenzione, la protezione delle vittime e il perseguimento degli autori. Nel piano rientra anche la lotta alla violenza sessuale.
Lunedì, a Berna, è stato il momento del bilancio, un bilancio giudicato positivo, anche se i numeri della violenza domestica continuano a crescere. La valutazione favorevole si spiega con il fatto che diversi provvedimenti previsti dalla strategia devono ancora entrare in vigore, mentre in questi anni sono stati compiuti progressi ritenuti significativi.
Tra le misure più promettenti presentate figura la sorveglianza elettronica in tempo reale dei potenziali aggressori. A promuoverla è un’associazione alla quale hanno già aderito quasi tutti i Cantoni. Il suo presidente, il consigliere di Stato vodese Vassilis Venizelos, sottolinea l’importanza del progetto pilota realizzato nel Canton Zurigo.
La difesa contro la violenza non deve conoscere confini
“Il bilancio è eccellente”, afferma Venizelos, spiegando che l’esperienza zurighese ha dimostrato come sia possibile mettere in campo una sorveglianza attiva e dinamica con costi contenuti. La spesa complessiva è stata di circa 60’000 franchi, investimenti compresi, grazie anche al ricorso a una centrale di sorveglianza privata.
Il progetto ha però evidenziato anche un altro punto centrale, ossia che una misura di questo tipo ha senso solo se sviluppata su scala nazionale o, quantomeno, intercantonale. “La violenza domestica non conosce confini”, osserva Venizelos. Un autore potenziale può spostarsi da un Cantone all’altro, e proprio per questo servono strumenti coordinati e procedure comuni.
A Zurigo i casi monitorati sono stati una decina. È difficile stabilire quanti episodi siano stati effettivamente evitati, ma il progetto ha permesso di valutare concretamente la capacità di reazione della polizia. Un elemento decisivo è risultato essere la definizione dei perimetri di divieto di avvicinamento: nella prima fase è stato testato un raggio di un chilometro, il cosiddetto modello zurighese.
L’esperienza è stata ora messa a disposizione degli altri Cantoni sotto forma di un vero e proprio kit operativo, con indicazioni, istruzioni e procedure già sperimentate. I Cantoni che lo desiderano possono quindi avviare una sorveglianza attiva appoggiandosi a centrali d’allarme private. L’obiettivo a lungo termine, tuttavia, è più ambizioso: creare un’unica centrale di sorveglianza nazionale, così da garantire maggiore coerenza nel trattamento dei casi.
Sul piano nazionale, i lavori sono già avanzati. Secondo il politico vodese, l’associazione conta oggi 24 Cantoni su 26, e gli ultimi due potrebbero aderire entro pochi mesi. Circa la metà dei Cantoni ha inoltre comunicato l’intenzione di avviare un progetto pilota già nel corso di quest’anno. L’obiettivo dichiarato è introdurre la sorveglianza attiva dal 1° gennaio 2027.
Per arrivarci servirà anche una formazione specifica per gli agenti di polizia non solo sugli aspetti tecnici del dispositivo, ma anche sulle procedure operative e sulla gestione delle informazioni. L’idea, spiega alla trasmissione Seidisera, è evitare che ogni Cantone debba “reinventare” da zero i meccanismi necessari.
Resta poi la questione giuridica. Sarà necessario modificare 26 leggi cantonali oppure creare una base federale? Secondo le prime valutazioni, il quadro normativo attuale è già sufficiente per attuare il dispositivo e consentire la condivisione dei dati, pur tenendo conto dell’aumento della quantità di informazioni generate dalla sorveglianza. Modifiche future non sono escluse, ma al momento non appaiono indispensabili.
Un altro nodo sarà il consenso degli attori coinvolti. “Affinché questo dispositivo possa funzionare - conclude - è necessario che anche le vittime siano d’accordo ad applicarlo. Questa condizione passa anche attraverso un lavoro di convincimento che deve coinvolgere gli avvocati, a loro volta da sensibilizzare. Nella cassetta degli attrezzi che mettiamo a disposizione dei Cantoni sono previste anche raccomandazioni in questo senso. È però chiaro che alla base deve esserci uno strumento che funzioni davvero. Ecco perché il progetto pilota zurighese è così prezioso. Ci consente di dare già delle garanzie”.

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