I dati più recenti dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo disegnano un quadro allarmante. In Svizzera la violenza domestica e di genere continua a crescere: dalle circa 19’900 vittime registrate nel 2023 si è passati a oltre 21’000 nel 2024. Anche i femminicidi sono in aumento: 20 donne uccise nel 2024, 22 nel 2025, con un sensibile incremento dei tentativi di femminicidio. Numeri che interrogano il Paese non solo sul piano della prevenzione, ma anche su quello della protezione concreta delle vittime.
A questa escalation si affianca infatti un’altra emergenza: la carenza di posti di accoglienza per le donne e i loro figli. Come ha denunciato di recente il Tages-Anzeiger, la situazione è particolarmente grave in Canton Turgovia, unico cantone con oltre 200’000 abitanti a non disporre di una casa rifugio. Da qui la mobilitazione del collettivo femminista Frauenhaus Thurgau – jetzt, che ha scritto ai 130 parlamentari cantonali chiedendo al Gran Consiglio di incaricare il governo di fondare e sostenere un centro antiviolenza.
La questione, però, va oltre i confini turgoviesi. «Il problema non è solo la mancanza di case protette, ma ciò che accade dopo la prima emergenza», ha spiegato ad Alphaville Roberta Schaller, giurista e criminologa specializzata in violenza di genere. «Le donne vengono spesso spostate in altri cantoni, con conseguenze pesanti anche per i figli, sradicati dal loro ambiente. E senza una rete di accompagnamento il rischio è che tornino dall’abusante. Questo è davvero da brividi».
Secondo Gabriela Viveros, giurista e attivista per i diritti umani, il problema è strutturale e riguarda il rispetto della Convenzione di Istanbul, ratificata dalla Svizzera nel 2018. «Le linee guida sono chiare: prevenzione, protezione, perseguimento dei reati e un approccio coordinato. Le case rifugio non sono solo un alloggio, ma spazi specializzati per donne e bambini traumatizzati».
Entrambe sottolineano come la violenza domestica venga ancora percepita come un fatto privato. «Non è così», ribadisce Schaller. «È una violenza trasversale, che riguarda tutta la società. La forza di una nazione non si misura solo dall’economia, ma dalla sua capacità di proteggere le persone più vulnerabili e di riparare le ferite sociali».
La mobilitazione del Turgovia mostra però che qualcosa si muove. Portare il tema nello spazio pubblico, creare pressione politica e culturale, è forse il primo passo per trasformare dati drammatici in responsabilità collettiva.

Da Frauenfeld un grido di allarme per le donne vittime di violenza domestica
Alphaville 07.04.2026, 12:05
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