È sfociata in tre decreti d’accusa l’inchiesta sulla morte dell’operaio italiano che il 4 marzo 2013, a Rivera, rimase travolto da un muro. In via Cantonale si stava lavorando alla posa di due condotte. Uno scavo lungo circa trenta metri, costeggiato dal manufatto in sasso e malta. Verso le 16.15 la parete crollò, senza lasciare scampo al 56enne.
Il Ministero pubblico ordinò una perizia, che evidenziò l’assenza delle misure di sicurezza necessarie. La struttura non era stata cioè puntellata a dovere. Di qui le conclusioni a cui è giunta dalla procuratrice Margherita Lanzillo. Due degli operai presenti sul cantiere, finiti inizialmente sotto inchiesta, sono stati prosciolti. Nei confronti di tre persone il procedimento penale è sfociato invece – come detto – in altrettanti decreti per omicidio colposo.
Si tratta del muratore caposquadra, di un ingegnere e di un disegnatore dell’impresa incaricata di eseguire i lavori. Contro di loro Lanzillo ha proposto una pena pecuniaria sospesa (più il pagamento di una multa). I tre, che respingono ogni addebito, hanno impugnato però la decisione emessa dalla procura. Il caso approderà dunque alla pretura penale di Bellinzona.
Francesco Lepori




