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“Il Parkinson non ha fermato la mia corsa”

La testimonianza di Stefano Guidotti, che combatte la malattia attraverso l’attività fisica - Il neurologo conferma i benefici: “L’evoluzione viene rallentata”

  • 11 aprile, 19:27
  • 11 aprile, 20:54
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Parkinson, a che punto sono le cure

SEIDISERA 11.04.2024, 19:05

  • RSI
Di: SEIDISERA/RSI Info

Sale di corsa le scale per arrivare alla panchina dove farà l’intervista. E non è un aspetto secondario visto che Stefano Guidotti, 62 anni, è un malato di Parkinson, ma anche di sport. In occasione della Giornata mondiale dedicata a questa patologia, la RSI ha discusso con questo triatleta e maratoneta dei benefici dell’attività fisica.

La Giornata mondiale del Parkinson

Il Quotidiano 11.04.2024, 19:00

“Non amo tanto parlare di speranza, di fortuna. Amo invece parlare di attività, di impegno, di movimento inteso come sport. L’esercizio fisico per me vuol dire anche movimento della vita”, dice Guidotti. “La vita, se non vogliamo che sia fermata da una diagnosi, può continuare in relazione alla nostra volontà di farla continuare, perché il Parkinson non ci porta via tutto”.

Nel suo caso la diagnosi, ricevuta sette anni fa, non ha interrotto la sua voglia di correre: “In realtà - spiega il 62enne - faccio sport da quando sono un ragazzo. Ho giocato a pallacanestro, a tennis, sono stato velista. Poi sono arrivato alla maratona a 50 anni e sono passato al triathlon. Ho avuto la diagnosi del Parkinson quando già ero triatleta e non ho smesso perché il mio neurologo, che era anche un mio amico, mi ha detto ‘Stefano, stai tranquillo, ti possiamo aiutare. Tu intanto continua a fare l’attività fisica. Questo è molto importante’. Voglio immaginare che la mia forma di oggi sia anche dovuta a questo. Noi siamo nati per muoverci”.

Fondamentale resta però l’atteggiamento mentale. “Chiaro non tutti i giorni sono uguali. È una malattia subdola perché l’emotività incide molto e l’atteggiamento mentale ti permette di fare tutto ciò che è possibile per tenere la porta chiusa al Parkinson. I sintomi sono tantissimi e tanti anche a livello cognitivo C’è una difficoltà di parola, di gestire la memoria e il ragionamento. Tant’è vero che uno sport importante è il nordic walking che unisce l’aspetto del movimento a quello cognitivo. Perché la tecnica è complessa”.

Bisogna continuare a correre insomma perché la sfida col Parkinson, Guidotti ne è convinto, può essere vinta. “Tendo a credere che la scienza stia lavorando per darci la cura. La missione è arrivare a quel momento più in forma possibile, per poterne godere dei benefici”.

A spiegare, a SEIDISERA, quanto sia importante l’attività fisica contro la malattia è il neurologo Salvatore Galati, caposervizio del Neurocentro della Svizzera italiana dell’EOC. Lo sport, ricorda lo specialista, veniva già proposto ai malati di Parkinson, ma oggi esistono delle basi scientifiche che spingono i medici a farlo in maniera più sistematica. “Uno studio, recentemente apparso sulla prestigiosa rivista Science, ha dimostrato che l’attività fisica è in grado di eliminare più facilmente quelle proteine coinvolte nel danno neuronale, quindi nella neurodegenerazione”.

Il movimento è altrettanto in grado di modificare quella che è la plasticità cerebrale. “Ad oggi non abbiamo dei farmaci in grado di bloccare la malattia, per cui la malattia evolve - dice Galati - Il beneficio dell’attività fisica è quello di poter interferire su questa storia naturale della malattia, quindi rallentarne l’evoluzione e ampliare la finestra terapeutica per diversi anni, utilizzando dei farmaci attualmente disponibili in grado di mascherare in modo adeguato i sintomi della malattia”.

Va precisato che nello studio si parla di attività aerobica intensa. “Sono quelle che si chiamano appunto attività complementari, quindi nordic walking, Tai chi. Adesso con quest’ultimo abbiamo delle evidenze un po’ più forti. Ma anche lo yoga, il pilates, sono tutte delle attività complementari che consigliamo nei pazienti con malattia di Parkinson, affiancandole un adeguato trattamento fisioterapico, ergoterapico e naturalmente farmacologico”.

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