Lasciando la scena del crimine in via Sorengo, H.P.M. – in sella al suo scooter – ha percorso un tratto di strada a luci spente. Il dettaglio è messo in evidenza dal giudice Mauro Ermani, per mezzo di alcune fotografie scattate dopo la una di notte dalle telecamere di sorveglianza: “Non è il modo di fare – ha ammonito la Corte – di un uomo che non sta ragionando”.
Un dettaglio piuttosto rilevante, poiché due diverse perizie psichiatriche, effettuate sull’imputato, gli riconoscono una lieve o media scemata responsabilità. Lui stesso, descrivendo la fatale aggressione ai danni di M.D., parla più volte di un “rush”, come a voler dire “ero fuori controllo”.
Dopo l’aggressione
H.P.M. racconta di essere stato preso dal panico, dopo essersi reso conto di aver ucciso M.D: “L’ho condannato a morire, ma ho condannato me a vivere con questo peso”. E ancora: “Il primo pensiero è stato di seguirlo sotto terra, ma il rush era finito e non ho avuto la forza di farlo”. H.P.M. ha invece avuto la forza di pulire la stanza, ma non abbastanza bene da eliminare ogni prova. Il giorno seguente si è poi lanciato in una serie di attività “normali”, “stupide”, come a voler rimuovere l’omicidio dalla sua mente.
H.P.M. dice di essere sempre stato uno persona logica. Non riesce a spiegarsi quei momenti: “Non c’è un solo elemento logico in ciò che è successo”. Il giudice lo incalza. Vuole sapere cosa ha fatto subito dopo aver ucciso M.D.: “Ho dormito come un morto”. Pessima scelta di parole.
Angelo D'Andrea
Gallery video - “Il primo pensiero: seguirlo sotto terra”








