Proteggere meglio, intervenire prima e agire con maggiore efficacia. Sono gli obiettivi delle tre iniziative parlamentari, due elaborate e una generica, presentate lunedì a Bellinzona. I tre testi, focalizzati sulla protezione delle vittime di reati contro l’integrità sessuale e personale, sono stati inoltrati oggi al Gran Consiglio dal presidente e dal vicepresidente del Centro.
Si parte da lontano, c’è una Convenzione dell’ONU del 1989, “eppure siamo ancora in alto mare - dice ai microfoni di SEIDISERA il presidente Fiorenzo Dadò -. Sulla tutela dell’infanzia, come abbiamo visto di recente all’interno di una scuola ticinese, se ne vedono di tutti i colori”.
Da qui, secondo il Centro che da anni si occupa di queste tematiche a livello cantonale e federale, la necessità di agire. Il tema dei tre testi è unico: tutelare meglio le vittime di reati sessuali e contro l’integrità personale, siano esse minorenni o adulte.
La prima iniziativa chiede l’obbligo di presentare il casellario giudiziale specifico per chiunque, professionisti e non, operi a contatto con minori, perché solo lì si vedono certi tipi di interdizioni specifiche. “L’obiettivo - spiega il vicepresidente Giorgio Fonio - è proprio quello di evitare che il lupo entri nel gregge. Oggi non può più avvenire che un pedofilo, per un qualsivoglia motivo, per una carenza, per una mancanza di informazioni, possa lavorare con dei bambini. Questo è qualcosa che noi vogliamo assolutamente scongiurare”.
La seconda iniziativa riguarda la possibilità per medici e operatori sanitari di segnalare situazioni gravi o palesi violenze. “Abbiamo voluto correggere quella che era stata la decisione che aveva preso il Parlamento e che il Tribunale federale aveva cassato, fornendo dei margini molto più chiari. L’obiettivo - afferma Fonio - è di proteggere le vittime, anticipando situazioni che possono portare, se non percepite per tempo e non segnalate a situazioni ben peggiori. Pensiamo all’annoso tema dei femminicidi o degli abusi sessuali su bambini a carico dei pedofili”. Sentiamo ancora Dadò: “Dobbiamo metterci nei panni di un medico che nota che una persona viene abusata o maltrattata e oggi non può dire assolutamente nulla. Ciò significa permettere che questi abusi continuino. Noi vogliamo che l’operatore sanitario possa segnalare al Ministero pubblico il sospetto di questi reati senza incappare in una violazione del segreto professionale”.
La terza iniziativa, infine, chiede un pool di magistrati specializzati, un po’ come da anni per i reati finanziari, in modo da meglio capire, tutelare le vittime ed evitare loro quello che spesso nel percorso inquisitorio e nel processo si trasforma in una nuova violenza.
SEIDISERA del 20.04.26, il servizio di Alain Melchionda






