Resti di acciottolati, fosse ricolme di carboni dove venivano cotti alimenti e, fra gli elementi più significativi, un fondo di capanna con il resto di una parete rivestita d’argilla in situazione di crollo e un poderoso muraglione realizzato a secco con massicci blocchi di pietra, forse un muro di difesa di un villaggio. Malgrado l'impatto dei fenomeni alluvionali e della recente attività agricola, è quanto ha restituito lo scavo archeologico in corso da aprile e fino all'autunno a Carasso-Lusanico, di cui il Dipartimento del territorio ticinese ha presentato martedì i risultati.
L'area vista dall'alto
È interessata una superficie di 2'000 m2 dove dovrà sorgere un complesso abitativo e di servizi su iniziativa della Fondazione per l'Inclusione. L'importanza archeologica dell'area è nota sin dal 1968, quando emersero le prime tracce collegabili all'Età del Bronzo e all'Alto Medioevo, poi confermate da altri ritrovamenti nel corso degli anni.
In questo ultimo caso sono stati rinvenuti anche resti di vasellame, ma pochi manufatti in pietra e quasi nessun oggetto bronzeo.

Dopo 2500 anni aperte le tombe di Giubiasco
Il Quotidiano 28.11.2022, 19:00







