Ticino e Grigioni

"A Kiev da ieri le cose sono cambiate"

La testimonianza di Luca Fantini, un giurista ticinese che ha vissuto a lungo in Ucraina e che in questi giorni di violenti scontri si trova proprio nella capitale

  • 19.02.2014, 16:00
  • 4 maggio, 12:56
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  • REUTERS

Le violenze scoppiate nelle ultime ore a Kiev sono costate la vita a 26 persone, tra manifestanti e poliziotti. Luca Fantini, giurista ticinese originario di Bellinzona che ha vissuto a lungo in Ucraina, in questi giorni si trova proprio nella capitale dell’ex repubblica sovietica per motivi di lavoro.

Dove si trova rispetto ai disordini?
“Il mio ufficio si trova a pochissimi metri dal fulcro delle manifestazioni, su di una piccola arteria perpendicolare alla via principale della città, la Via Kreshatik, in una sorta di “no man’s land” fra le posizioni dei manifestanti e quelle delle forze di polizia che distano fra di loro qualche centinaio di metri. Da un paio di mesi posso accedervi unicamente a piedi superando le barricate innalzate dai manifestanti o il cordone di polizia”.

Com'è, vista da vicino, la situazione in questi giorni?
“Devo dire che fino agli scontri di ieri la situazione, seppur tesa, sembrava essere sotto controllo. Le parti mantenevano in sostanza le proprie posizioni. Attorno, la vita della città scorreva più o meno normalmente. Dopo il massacro le cose sembrano essere cambiate. Il rischio di trovarsi in situazioni di pericolo è reale e non è più circoscritto alle zone immediatamente adiacenti alla Piazza dell’Indipendenza. Oltre all’escalation della violenza ed all’uso di armi da guerra da parte della polizia vi sono infatti centinaia, forse migliaia, di giovani “teppisti” forse pagati ed armati dalle forze governative che compiono le loro scorribande indisturbati, soprattutto di notte”.

Quali sono le sue maggiori preoccupazioni?
“C’è il rischio che il Governo abbia deciso di reprimere nel sangue il movimento di protesta e che cerchi con tutti i mezzi di liberare Piazza dell’Indipendenza dove da mesi si radunano centinaia di migliaia di manifestanti, perlopiù pacifici”.

Quali le principali difficoltà?
“Spostarsi in città è una vera impresa. Vi sono code lunghissime e attese di ore per fare pochi chilometri. Da ieri anche la metropolitana, normalmente utilizzata da quasi due milioni di persone al giorno, è chiusa”.

Che mi può dire del dispiegamento delle forze di sicurezza: ci sono controlli particolari?
“I controlli si sono decisamente intensificati. È molto difficile raggiungere Piazza dell’Indipendenza e la polizia stradale limita l’accesso ormai anche a Kiev, nel tentativo di contenere l’afflusso di nuovi manifestanti provenienti soprattutto dalle zone occidentali del paese”.

La stampa locale come parla dei fatti di questi giorni?
“I media tradizionali (radio, TV e stampa scritta), a parte qualche isolata eccezione, sono controllati dal potere o dagli oligarchi a loro vicini e quindi seguono in sostanza la posizione ufficiale del Governo. La vera guerra mediatica corre su internet, tramite i social network, dove l’opinione preponderante è di pieno sostegno ai dimostranti”.

Joe Pieracci

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  • Intervista al giornalista freelance Danilo Elia; RG delle 18.30

    RSI Info 19.02.2014, 20:29

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