È stato il presidente delle utopie, poi del disincanto, quindi delle bugie e delle promesse non mantenute. Fino a trasformarsi, purtroppo e per inerzia, nel presidente del fallimento. Gabriele Giulini sognava uno stadio, una cattedrale del pallone capace di sublimare calcio e cultura fuori dagli schemi e ahilui anche dalla realtà, ma si è viepiù smarrito, travolto dalla dissennatezza gestionale, dalla megalomania e dal narcisismo.
Ha speso molto più di quanto servisse e soprattutto più di quanto il suo patrimonio personale gli permettesse e nel contempo ha fatto terra bruciata attorno a sé, eliminando chi avrebbe assicurato un contraddittorio sano e costruttivo in seno al club per attorniarsi di opportunisti e signorsì. La fine è sotto gli occhi di tutti, inevitabile e dolorosa.
Dieci anni dopo il Lugano sparisce dunque anche l’Associazione Calcio Bellinzona. Oltre un secolo di storia, passione e qualche trionfo viene spazzato via. Si apre ora una pagina nuova, tutta da inventare, tutta in salita. Non è scontato risalire, men che meno in un Cantone dove disaffezione e mancanza di progettualità stanno prendendo sempre più il sopravvento. Non c’è più un club di riferimento capace di trasmettere entusiasmo ed emozioni e l’idea di un FC Ticino è ancora un abbozzo. Oltretutto combattuto dal partito dei nostalgici. Ci si trova, insomma, in piena transizione. L’unica certezza è che il Bellinzona non c’è più. Sgretolato dalle manie di grandezza di un mecenate cui la situazione è sfuggita di mano. Non è il primo, purtroppo, da queste parti. E non è nemmeno detto che sia l’ultimo…
Omar Gargantini






