Oggi anche il “Mattino della domenica” ha preso posizione contro Claudio Zali: il settimanale - da sempre molto vicino al movimento della Lega - si è distanziato dal consigliere di Stato leghista. La penna e la firma sono dell’editrice, Antonella Bignasca. Il suo è un messaggio piuttosto netto: Zali non avrà l’appoggio del “Mattino” per le elezioni cantonali del 2027.
Un annuncio che arriva dopo una settimana di fuoco per Zali e alla vigilia di giorni decisivi. Martedì i vertici della Lega hanno convocato i loro due consiglieri di Stato: Zali e Norman Gobbi. La Lega finora non ha preso posizione sulle vicende di questi giorni.
I tre scandali
In breve sono tre i filoni della vicenda: i file audio in cui Zali incitava alla violenza, il fatto che Zali sia indagato per il caso del 14enne alla Farera e la mail all’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) per far assumere una conoscente.
Il programma radiofonico SEIDISERA della RSI ha intervistato Roberto Antonini, direttore del Corso di giornalismo della Svizzera italiana, per fare il punto su quanto emerso nel corso dell’ultima settimana e sul ruolo dei giornalisti.
“Le dimissioni sono inevitabili”
Al di là di quelle ambiguità che sono sempre esistite fra “il Mattino della Domenica” e Lega, quella di oggi è un’altra spallata contro Zali. C’è davvero la possibilità che siamo alla fine di una carriera politica?
“Direi proprio di sì. Mi sembra che le dimissioni, a questo punto, siano inevitabili. Claudio Zali, che sicuramente è un politico anche di valore, con una forte sensibilità ambientale considerando il partito al quale appartiene, pare avere i giorni contati. A meno che non contesti la veridicità dell’audio che lo inchioda a livello etico, penale e politico. A questo punto credo che debba assolutamente gettare la spugna. Lo hanno abbandonato i partiti, che chiedono le dimissioni. E anche il suo partito lo ha chiaramente mollato. Certo “il Mattino” continua a dire di non essere l’organo ufficiale della Lega; de iure no, ma de facto direi che è proprio il giornale leghista. Un giornale della destra radicale e Zali non appartiene probabilmente in toto a questa corrente. La presa di distanza dell’editrice, Antonella Bignasca, è sostanzialmente politica. Non parla dello scandalo, ma più che altro del fatto che ci siano delle differenze politiche. Invece io credo che l’aspetto più importante e urgente sia lo scandalo. In particolare, dei tre temi che avete trattato, delle tre inchieste, quella più grave è sicuramente l’inchiesta dove rivendica di aver picchiato una donna. Con uno stile che, bisogna dirlo, ricorda uno stile mafioso: adombra l’ipotesi di assoldare dei sicari per pestare una donna. Questo secondo me è uno scandalo senza precedenti nella storia del Cantone, al di là del suo aspetto politico”.
La pubblicazione degli audio è giustificata?
Qualche giorno fa è uscita la pubblicazione dell’audio, delle telefonate fra Zali e questa donna. Il fatto di renderle pubbliche è giusto e giustificato?
“Dal mio punto di vista è assolutamente giustificato. Era necessario. Se guardiamo la storia (quella con la S maiuscola), molto più grande di quella che corre nel nostro Cantone, non ci sarebbe neanche stato lo scandalo Watergate se avessimo cominciato a pensare: “non dobbiamo pubblicare”. Certo, c’è il rischio in parte di violare la legge, ma io credo che i giornalisti abbiano fatto un ottimo lavoro, a cominciare dal servizio pubblico: ho sentito dei commenti, delle interviste col contraddittorio. Il giornalista (è quello che cerco di dire ai corsi di giornalismo) deve dar fastidio. Deve mettere le mani nelle ortiche. Deve avere coraggio. In questi anni non sempre lo abbiamo avuto, devo dire. Spesso siamo un po’ troppo timorosi, siamo un po’ compiacenti, non facciamo la seconda domanda. In questo caso, lo scandalo, per esempio, sarebbe interessante ricordare che sì, è un fulmine a ciel sereno per certi versi, ma si scrive in una lunga storia del partito di Zali, fatta di condanne penali. Il suo fondatore, per esempio, ha dovuto rispondere di accuse di truffa, antisemitismo, razzismo, istigazione alla violenza. Ha assunto degli operai jugoslavi senza permesso di lavoro... Accuse legate alla droga. È pluricondannato. Ecco, tutto questo io non l’ho visto negli ultimi tempi. Io credo che il giornalista, indipendentemente dal partito, debba ricordare al pubblico queste cose”.
Fuoco amico o fuoco nemico?
C’è qualcuno che si chiede: ma perché proprio ora? E soprattutto chi aveva interesse a che “la bomba”, diciamo così, esplodesse proprio ora? Ci si può chiedere se sia fuoco amico o fuoco nemico?
“Io naturalmente non sono un esperto e conosco in piccolissima parte il dossier. Quello che si può dire è che il giornalismo, con coraggio, deve andare avanti. C’è l’aspetto giudiziario, penale, che vede coinvolto Zali, poi c’è l’aspetto politico, che sicuramente è molto interessante. È utile ora cercare di far luce su quanto successo. È evidente che il primo sospetto è - come si dice - “dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io”. Cioè, chi ha interesse sostanzialmente? Non vuol dire escludere altre ipotesi, ma c’è una coincidenza: proprio prima della scelta delle nomine alla corsa al Consiglio di Stato esce questa valanga di rivelazioni abbastanza sconvolgenti. I giornalisti devono scavare, continuare a scavare. Magari capire anche se quanto successo con Zali esiste anche negli altri partiti. È il caso, per esempio, dell’EOC: nepotismo, influenze, diktat come quelli abbastanza allucinanti, per certi versi, posti da Zali. Chi lo sa che non esistano anche in altri partiti? Si tratta di non guardare in faccia a nessuno e capire il momento politico. Mi sembra evidente che Zali fosse un ostacolo a un nuovo tipo di alleanze. Addirittura l’editrice, Antonella Bignasca, dice: “il Mattino” non è il giornale della Lega, ma va bene l’UDC, il centro destra, eccetera. È una cosa del tutto inedita, quando sappiamo che in realtà è il giornale che è sempre stato il portavoce della Lega. Il suo direttore è un consigliere nazionale leghista. Antonella Bignasca e la famiglia Bignasca è la famiglia a cui è legata la storia della Lega”.

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