Se l’Assemblea della Lega dei Ticinesi dovesse decidere di ricandidare Claudio Zali per il Consiglio di Stato, “il Mattino della Domenica non lo appoggerà”. In due brevi articoli di terza pagina, il domenicale “scarica” di fatto il responsabile del Dipartimento del territorio. In quello già citato, a firma dell’editore Antonella Bignasca, si parla di una “distanza politica” che rende l’ex giudice incompatibile con la linea difesa dal giornale. I suoi contributi già da alcune settimane - si sottolinea - non trovano più spazio.
Si strizza pure l’occhio all’UDC, alla quale Zali è inviso (e che ora ne chiede le dimissioni). Bignasca ribadisce che il Mattino è sempre stato favorevole all’alleanza “storicamente proficua” fra le due formazioni della destra ticinese, rotta dopo molti tentennamenti dall’annuncio del 23 giugno, quando i democentristi hanno fatto sapere che presenteranno una propria lista il prossimo aprile. Già il 24 marzo Zali aveva fatto sapere di volersi ricandidare.
Sulle tre vicende che vedono oggi coinvolto il consigliere di Stato - quella degli audio online, quella del 14enne alla Farera per la quale Zali è indagato e la lettera con cui aveva voluto “imporre” un’assunzione all’EOC - il Mattino afferma di non volersi ergere ad accusatore. Ma scrive che sembrano “manifestazioni di un medesimo approccio. Della serie ‘e qui comando io’”. La critica, però, è anche politica: il silenzio del consigliere di Stato, si legge, danneggia la Lega. Se non ha ritenuto di intervenire per “attutire il colpo” per sé, avrebbe dovuto farlo almeno per il movimento al quale appartiene.
Lega che dal canto suo, come affermato venerdì dal coordinatore Daniele Piccaluga, ha rinviato ogni eventuale decisione alla riunione convocata martedì alla presenza del coordinamento del movimento e dei due consiglieri di Stato, Claudio Zali e Norman Gobbi.

Caso Zali: l'UDC chiede le dimissioni, la Lega temporeggia
SEIDISERA 24.07.2026, 18:00
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